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STORIA DI EMANUELE PIO
Inserito il 04 ottobre 2006 alle 15:35:54 da La sua zia con amore.

STORIA DI EMANUELE PIO

Tutto è iniziato nel luglio 2005: mia sorella torna dalle vacanze, e ci comunica di essere in attesa del suo primo figlio, che sarebbe nato più o meno a metà marzo 2006.
Quando mi ha dato la notizia ho provato una strana sensazione, inspiegabile, non sono riuscita a fare i salti di gioia come invece aveva fatto lei, quando quasi tre anni prima le avevo detto che attendevo mio figlio; non le dissi di questa mia sensazione, anche perchè lei era sempre stata la più forte della famiglia, la roccia a cui ci aggrappavamo quando avevamo un problema, e riusciva sempre a darci un consiglio, una parola di conforto, per cui a lei sarebbe andato tutto bene: a distanza di nove mesi, il mio bel nipotino sarebbe nato sano e forte.
Comunque, ciò che con gli anni avevo imparato è che noi due, pur non essendo gemelle, bensì lei è più grande di me di due anni, condividevamo le stesse sensazioni, quando ci stava accadendo o doveva accadere qualcosa di imprevisto; per cui, quella strana sensazione mi dava una certa malinconia.
All'inizio tutto procedeva abbastanza bene; certo, i primi dolori addominali erano da considerarsi normali (o forse erano un primo campanello d'allarme a cui i grandi dottori non hanno dato peso)…
Al secondo mese di gravidanza, un pomeriggio i dolori divennero più forti e andammo in ospedale, dove c'era un ginecologo (che io tra l'altro non sopportavo, ma che dicevano fosse il miglior ecografista della nostra città), che chiamerò Dott. Baffo per via dei baffi; lui la visitò, e le disse che sicuramente era lo stress, in quanto procedeva tutto bene, e che aveva bisogno di riposo.
Mia sorella decise finalmente chi doveva essere il suo ginecologo, il primario di ginecologia all'ospedale della nostra città , Dott. Saputello, per via del suo fare “so tutto io”. Fissò finalmente la prima visita, fece fare tutti gli esami di routine ed era tutto a posto; comunque, le consigliò il riposo, per cui mia sorella decisa di lasciare il lavoro per stare tranquilla a casa.
I giorni passavano e noi facevamo la vita di sempre, pensavamo alle cavolate di tutti i giorni, alle cose banali e materiali... la vita normale di gran parte della gente.
Prima della fine dei tre mesi di gravidanza, un altro episodio ci fece arrivare il cuore in gola: mia sorella piangendo grida aiuto, in quanto aveva avuto delle piccole perdite di sangue. Non dimenticherò mai quel giorno, come nessun altro dei giorni che seguirono; l'abbracciai forte e le dissi di stare tranquilla, lei continuava a ripetermi: "Perdo il mio bambino, lo sto perdendo"; mio padre e mia sorella più piccola l'accompagnano in ospedale, mentre io rimango a casa con mia madre; tra le lacrime le dico: "Mamma, ma perderemo il bambino?"; lei mi risponde: "Vedrai che la Madonnina ci aiuta e andrà tutto bene".
Dopo due ore torna mia sorella: mi dice che potevo tranquillizzarmi, in quanto la dottoressa in ospedale non aveva riscontrato nulla di anomalo; le aveva fatto sentire il battito del cuore del nostro piccolino, e tuttavia non riusciva a capire il perchè di quelle perdite.
Superiamo finalmente i mesi critici, come dice la “voce del popolo”, e iniziamo a tirare un sospiro di sollievo. Una cosa per noi era strana: la pancia di mia sorella era enorme, praticamente a cinque mesi sembrava avesse un pancia di sette… Comunque Dott. Saputello la visitava e diceva che andava tutto bene, che il bambino forse sarebbe nato un pò più grosso e sicuramente mia sorella doveva seguire una dieta. Ma quale dieta, che lei mangiava pochissimo??? Comunque se lo diceva lui, il dottore di grande nomea, potevamo stare tranquilli !!!
A novembre, viene eseguita la morfologica ed altri esami: tutto ok. Arriva dicembre, e trascorriamo un Santo Natale sereni; ma quella pancia era sempre più grossa, sembrava dovesse partorire da un momento all'altro.
11 Gennaio:mia sorella giunge nello studio del Dott. Saputello, Inizia l'ecografia: c'è qualcosa che non va… - "Signora, c’è troppo liquido amniotico, polidramnios, e non riesco a vedere lo stomaco del bambino" - . Mia sorella comincia a preoccuparsi e lui la tranquillizza: "Signora, non si preoccupi; sicuramente il bambino non sta mangiando, è per questo che non vedo lo stomaco; domani venga in ospedale che facciamo dei controlli, ma stia tranquilla".
Mia sorella mi telefona in piena notte dandomi la notizia, e le dico: "Sta tranquilla, vedrai che andrà tutto bene e che non sarà nulla di grave. E poi, sorellina, hai fatto tutti gli esami ed era tutto ok; vedrai che il mio nipotino ti sta facendo solo uno scherzetto..." Cerco di tranquillizzarla, ma effettivamente sono in pena anch’io.
La mattina vado con lei e mio cognato in ospedale. A mezzogiorno giunge l'ecografista.
12 Gennaio: Dott. Baffo, ancora lui, chiama mia sorella in ecografia, mentre io e mio cognato rimaniamo a chiacchierare nel corridoio accanto alla statua della Madonnina.
Ad un certo punto esce l'infermiera, che dice di andare nella stanza delle ecografie; mi avvicino anche io ma non entro: vedo mia sorella in lacrime e mio cognato sconvolto; Dott. Baffo che sta disegnando non so che su un foglio… mi viene l'angoscia e riesco solo a dire: “Dio mio, fà che non sia nulla di grave”.
Quando il dottore va via, entro nella stanza e mentre loro piangevano cercavo di capire cosa stesse accadendo; mio cognato mi dice: "E' grave, è grave… Ernia Diaframmatica Congenita. Il dottore ha detto che gli organi sono tutti spostati, e che il bambino non sta niente bene".
Il mondo mi crolla addosso; la sensazione provata mesi prima, ora è un macigno che mi logora il cuore. Non riesco a dire nulla a mia sorella, ma solo a piangere con lei.
Giunge in ospedale l'intera famiglia, scioccata e incredula di cosa stesse accadendo; a mia sorella viene attaccata una flebo perchè NON PUO' partorire , è solo alla 30esima settimana, troppo presto per il bambino, bisogna prendere tempo; nel frattempo, bisogna fare gli esami cromosomici e le “evacuazioni”, cioè ridurre il liquido amniotico in eccesso, attraverso l'utilizzo di una siringa.
Sembravamo degli automi, non capivamo cosa accadesse; pendevamo dalle labbra di Dott. Saputello e Dott. Baffo. Ora bisognava trovare una struttura che facesse interventi di ernia diaframmatica, in quanto il nostro ospedale non era in grado di fare questo intervento e non aveva un Terapia Intensiva Neonatale, se mai sia mia sorella avesse partorito prima.
Sembravamo impazziti: inizio a fare ricerche su internet per capire, conoscere… riesco a individuare l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, esperto ormai in questi tipi di interventi; telefono, prendo appuntamento. A breve mia sorella sarebbe stata trasportata, e il bambino appena nato, avrebbe dovuto essere sottoposto ad un intervento. Cerco di fare coraggio a mia sorella: "Vedrai, andrà tutto bene; lì sono bravi, salveranno il bambino. Tu devi solo star tranquilla e farti fare le evacuazioni".
Seguono altre due ecografie a distanza di qualche giorno, che confermano la stessa diagnosi.
26 Gennaio, ecografia. Situazione precipitata: Dott. Baffo dice a mia sorella che la situazione è disperata. Non è più sicuro, non è un Ernia Diaframmatica Congenita… "Signora, la situazione è disperata, i polmoni del bambino sono pieni di liquido; appena arriva il liquido al cuore, il bambino morirà, e se anche dovesse riuscire a nascere, appena tagliano il cordone ombelicale morirà, perchè non riuscirà mai e poi mai a respirare".
La morte, la disperazione ci avvolge; eravamo confusi, lasciati a noi stessi… piango con mia sorella, e le dico di accettare di lasciar andare il nostro piccolino in cielo, dove lo attende la Madonnina che lo coccolerà. Ma dentro di me, la fede e la speranza mi facevano ancora credere; cercavo di convincere lei, ma io non mi convincevo… dentro di me sapevo che Dio non ci avrebbe abbandonati.
Accanto all'ospedale, c'era la statua di Padre Pio a cui io e la mia famiglia siamo devoti; passavo accanto alla statua, e dicevo sempre: "Padre Pio, intercedi presso nostro Signore affinché salvi il mio nipotino”… il cuore mi si riempiva di speranza.
28 Gennaio: staccano la flebo a mia sorella; non serviva più a nulla, ormai il bambino era destinato a morire; ricordo quel giorno: mia madre che mi dice che aveva fatto un sogno strano… dice che aveva sognato la Madonna dei Miracoli, che le aveva detto: "Domani tua figlia partorirà; vedrai, la mamma starà bene".
Non si parlava ancora del giorno in cui mia sorella avrebbe eventualmente partorito o ABORTITO, come dicevano quei ciarlatani senza cuore.
Parlammo prima con Dott .Baffo che ci disse di rassegnarci, che altro non potevamo fare; potevamo decidere di riportare mia sorella a CASA (l'avrei ucciso, che Dio mi perdoni), e attendere gli eventi, o trasferire mia sorella in un ospedale fuori città provvisto di T.I.N , ma di non farci illusioni.
Andai dal Dott. Saputello, e gli dissi di trasferire immediatamente mia sorella in un ospedale idoneo perchè a me non importava ciò che loro dicevamo: se vi era anche solo mezza possibilità di salvare mio nipote, noi dovevamo tentare.
Il pomeriggio stesso mia sorella viene trasferita: non vado insieme a lei, in quanto Dott. Saputello dice che essendo sabato, i suoi colleghi avrebbero eseguito il parto cesareo sicuramente il lunedì (eh, certo, tanto che urgenza c'era. Magari ci andavamo tutti a fare una pizza per festeggiare!).
Mia sorella giunge in ospedale verso il 18.00 circa, e ringraziando Dio, lì vi erano dottori un pò più intelligenti e di cuore; dicono che è urgentissimo il parto cesareo, il bambino non stava niente bene, che era stata una cavolata da parte di quegli incompetenti solo sospettare un Ernia Diaframmatica Congenita; che il liquido stava opprimendo le vie respiratorie di mia sorella, quindi anche lei rischiava la vita. Comunicano a mio cognato che l'utero era molto esteso, e che c'era il rischio che se non si contraeva e restringeva si doveva asportare.
Giunsi all'ospedale alle 21.00; quei 60 km. mi sembrava non finissero mai.
Mia sorella era in sala operatoria; eravamo nella disperazione, pregavo intensamente… dopo non so quanto tempo, forse le 22.00, uscì il dottore e gli chiedemmo come stava procedendo: "l'intervento è riuscito; la signora ora si deve svegliare… per il bambino non posso dirvi nulla, se ne stanno occupando i miei colleghi di neonatologia".
Esce un infermiere che fermiamo: "Il bambino è grave, lo stanno intubando"… Eravamo disperati… il mio piccolo nipotino non poteva morire senza che nessuno l'avesse mai abbracciato. Alle 23.30 vedo delle ombre dietro quel portone enorme. Si apre: vedo dei camici verdi, un dottore e due dottoresse sudatissime e con gli occhi rosso fuoco… eccolo, il mio nipotino nell’incubatrice, avvolto in una copertina… intubato e affaticato, perchè non riusciva proprio a respirare; ma lui c'era, era riuscito a nascere e stava lottando. Era bellissimo, non dimenticherò mai il nostro primo incontro. Il dottore mi guardò, e scuotendo la testa disse: “E’ grave, è troppo grave…”. Riuscii solo a gridare: "Vi prego aiutatelo! Dio mio, ti prego, aiutalo!"…
E andò via dietro un'altra porta. Poco dopo uscì mia sorella, mezza morta, dolori indicibili, non avrebbe avuto nessun calmante fino alle 15.00 del giorno dopo: il suo utero, solo in quel modo poteva tornare alle dimensioni normali, evitando emorragie ed asportazione.
Da quel giorno inizia l'avventura del “piccolo eroe di Dio”.
Da subito ci dissero che era questione di ore, o forse giorni, ma noi continuavamo a pregare, a sperare; mia sorella decise subito il nome del bambino: Emanuele Pio, "Dio è con noi", e Pio come Padre Pio.
Il mio nipotino è nato il 28/01/06 e non è riuscito a respirare da solo , non è riuscito ad emettere neanche un vagito; i suoi polmoni era praticamente pieni di liquido: da subito tolsero 60 cc di liquido da un polmone e 40 cc dall’altro, poi gli attaccarono un drenaggio a causa del versamento pleurico bilaterale; veniva drenato ripetutamente, ci dissero che era Chilotorace Congenito, che non sapevano per quanto tempo questo liquido avrebbe continuato a riformarsi.
Questi drenaggi poi si staccavano o otturavano, per cui dovevano toglierli, fare altre tagli… il suo addome era tutto cicatrici.
Il tempo passa e non riescono ad estubarlo; non riesce proprio a respirare da solo… ogni giorno che passava sembrava crollasse, crisi convulsive a catena. Ciò che ci faceva andare avanti era la fede, la preghiera, continua, incessante.
Un giorno navigando su internet, mi soffermo su un sito: “La Quercia Millenaria”; leggo la storia di Giona e vedo le foto di Sabrina e la sua famiglia; leggendo la storia di Giona il cuore mi si riempie di serenità; gli occhi di Sabrina mi davano serenità, prendo coraggio e le scrivo chiedendole solo una cosa: una preghiera; lei mi risponde con affetto, e mi dice che avrebbe chiesto ad un gruppo di suoi amici carismatici di pregare vivamente per mio nipote; mi manda un Salmo che mi ha accompagnato e mi accompagna ogni giorno, e a cui mi sono aggrappata per darmi coraggio:

“Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto?
L'aiuto viene dal Signore, che ha creato cielo e terra.
Il Signore non farà vacillare il suo piede, non si addormenterà il suo custode
non prenderà sonno il custode di (Emanuele Pio).
Il Signore è il custode di (Emanuele Pio).
Il Signore è come ombra che lo copre, e sta alla sua destra;
il sole non lo colpirà di giorno, nè la luna di notte;
il Signore proteggerà la vita Emanuele Pio,
il Signore lo proteggerà da ogni male,
quando entra e quando esce, da ora e per sempre”.

Diedi questo Salmo anche a mia sorella… tante preghiere abbiamo avuto, da coloro che ci volevano bene, tanta fede avvolgeva il nostro piccolo eroe di Dio.
I mesi passavano e la situazione non cambiava; un giorno mia sorella mi chiama, e mi dice che ancora una volta il drenaggio si era staccato, e che l'indomani avrebbero richiamato il chirurgo per rifare tagli al bambino; era tanto disperata al pensiero che il suo bimbo sempre in incubatrice, stava sopportando tutta quella sofferenza.
Piansi tutta la notte, e chiesi alla Madonnina un aiuto: era di giovedì, chiesi che almeno altri tagli non fossero fatti fino alla domenica, così il bambino avrebbe avuto un momento di tranquillità.
L'indomani mia sorella mi telefona, e mi dice che il chirurgo non aveva effettuato il piccolo intervento… che magari l'avrebbero fatto venerdì… giungemmo a domenica, e nulla venne fatto. Dall'ecografia si evidenziava solo un residuo di chilotorace, per cui non era pìù necessario il drenaggio.
Il mio cuore era colmo d'amore: il Signore era stato magnanimo ancora una volta… voleva alleviare le nostre sofferenze.
Pasqua era vicina: il giorno delle Palme chiesi a mio marito di portarmi a San Giovanni Rotondo per pregare Padre Pio; giunsi da lui, alla sua tomba e prostata innanzi a lui, chiesi di intercedere presso nostro Signore, affinché mio nipote guarisse.
Si susseguivano esami su esami che non portavano a nessun risultato. Un giorno mia sorella mi disse che aveva fatto un sogno strano: la Madonnina, piangendo con una croce tra le braccia, faceva vedere delle foto di un bimbo biondino che correva… le dissi che la Madonnina portava la sua croce insieme a lei, abbracciai mia sorella e le dissi di essere forte.
Ormai mia sorella si era trasferita nell'ospedale in cui gli avevano dato una stanza con altre mamme. Finalmente qualche giorno dopo la Pasqua avvenne il miracolo: mio nipote venne estubato, e respierava da solo! Non vi dico la gioia immensa… Ma il sogno durò poco, non so perchè, non so cosa il Signore voleva ancora dirci e dimostrarci: all'inizio di Maggio, la situazione peggiorò; dopo neanche 15 giorni il bambino venne intubato nuovamente, ritornò ad essere idrope; si gonfiava e sgonfiava a palloncino, infezioni multiple, febbre altissima.
Una notte mia sorella venne chiamata: il bambino aveva avuto un arresto cardiorespiratorio, la situazione non si metteva per niente bene; la situazione polmonare era anche peggiorata, “broncodisplasia” ci dissero…
Un dottore ci disse: "Non so come possa essere ancora in vita, vista la situazione". Durante la notte successiva, a causa della febbre alta, la dottoressa fu costretta a dargli un farmaco che gli provocò uno shock anafilattico, e un altro arresto cardiorespiratorio… “Troppo lungo”, disse la dottoressa…
La mattina all'alba, mi recai con mia madre in ospedale; mentre eravamo lì, con mia sorella e mio cognato, anche lui ormai stanco e sconvolto da questo lungo calvario, un altro arresto cardirespiratorio colpì il bambino… questa volta erano presenti mia sorella e suo marito, e la loro angoscia era devastante.
Quella sera facemmo il Battesimo a mio nipote: entrai finalmente nel box… lo avevo visto sempre da dietro un vetro, e ora ci potevo entrare per poterlo baciare, anche se per l'ultima volta.
Quando ci siamo incontrati, da subito abbiamo avuto intesa: nel mio cuore sapevo che non era ancora finita… "Forza, nipotino mio, dimostra a tutti chi sei; combatti, amore mio!".
Ciò che quel giorno mi fece rattristare fu il sacerdote; quando compilò il foglio per il Battesimo mi disse: "Signora, se il bambino deve rimanere in questo stato (ovviamente il bambino era magrissimo, pallidissimo nonostante le tante trasfusioni, il pancino gonfio a causa dell'ossigeno, etc.), meglio che diventi un Angelo di Dio".
Ma come? Io mi aspettavo che mi dicesse: “Signora, abbia fede; e se è scritto nel libro di Dio che il bambino raggiunga gli angeli lo accetti con amore… se invece è scritto che il bambino rimanga tra di noi, indipendentemente da tutto, accetti con amore”…!
Andai a casa sconvolta, ma la fede e le preghiere non mi abbandonavano mai. Superò anche quella crisi, il mio eroe; gli fecero la risonanza magnetica, in quanto quegli attacchi sicuramente avevano lesionato il cervello: niente di niente, risonanza perfetta, nonostante tutto il cervello era illeso… i dottori non capivano come poteva un bambino resistere a tutto quello che Emanuele Pio era stato costretto a subire e sopportare. “Miracolo”, ripeteva mia sorella… “la mano di Dio è grande”...
Iniziarono con le molteplici teorie: malattie metaboliche di accumulo, sindromi, etc.
Era una lotta psicologica, ogni giorno mia sorella era più abbattuta, non c'era un solo dottore che gli diceva: “Vedrà che un giorno suo figlio lo porterà a casa e lo terrà tra le braccia”. Addirittura, un dottore un giorno le disse: "Signora, allora non ha capito che suo figlio è destinato a morire?!?"… - “Dicevano così anche prima che nascesse, ma solo Dio sa quando e come! Quindi, caro dottore, non è lei che decide!”, ebbe il coraggio di rispondergli mia sorella, guidata dall'amore di mamma, oltre che dalla fede cristiana.
Siamo giunti ad Agosto: Emanuele Pio era sempre aiutato dalla ventilazione meccanica, non respirava da solo. Vari i tentativi, le discussioni per portar via il bambino in una struttura diversa, forse più idonea oppure no; ma almeno avremmo tentato, cercato di fare il possibile, per non avere poi nessun rimpianto.
Da un angiotac risulta che il bambino ha un'ostruzione ad una vena cardiaca, classificano il bambino come (oltre al resto) cardiopatico; non sapevano se era operabile o meno, comunque si era arrivati ad un bivio: loro non potevano intervenire correttamente, e anche a causa delle innumerevoli pressioni da parte nostra, decidono finalmente di trasferire il bambino, anche se intubato, al BAMBIN GESU’ DI ROMA.
Giunge quindi a Roma il 9 Agosto, reparto Rianimazione. Arriva ovviamente non in ottime condizioni; fanno tutti gli esami del caso, e scartano l'ipotesi della cardiopatia: falso allarme! Tiriamo un sospiro di sollievo… stiamo più tranquilli, anche se mia sorella è lì, lontana, da sola rispetto a noi.
Vado a trovarli il 12 Agosto, e gentilmente mi fanno entrare a vedere la mia stellina: lo accarezzo, lo sfioro… sono ormai certa che ce la farà; lui è un osso duro, lui è un soldato di Dio.
22 Agosto: mio nipote viene estubato e respira da solo! Sono state scartate malattie metaboliche di accumulo, che avrebbero portato alla morte certa, sindromi genetiche che avrebbero invalidato la sua esistenza… mio nipote vivrà, e a breve tornerà a casa con la sua mamma, che ora lo tiene sempre in braccio e lo riempie di coccole.
Arriverà presto a casa, dove troverà la sua famiglia che lo amerà sempre, e che affronterà con lui ogni avversità. Combatteremo sempre insieme, sicuri che solo Dio sa cosa ci riserva il futuro.
Ora il nostro compito è amarlo, e farlo crescere con Amore e Fede: Lui provvederà a fare il resto… IL SIGNORE E' COME OMBRA CHE LO COPRE, E STA ALLA SUA DESTRA...
Ringrazio tutti coloro che hanno pregato per mio nipote: ringrazio Sabrina, La Quercia Millenaria, il gruppo di carismatici “Il Canto Nuovo” di Siena, perchè grazie alle vostre preghiere, mio nipote tornerà a casa...
Zia Dora.


Emanuele Pio è tornato finalmente a casa a fine Ottobre: la gioia della sua venuta è stata immensa, la nostra casa e il nostro cuore è colmo d'amore; chissà le difficoltà che dobbiamo affrontare, ma Dio con la sua misericordia ci è accanto.
I giorni passano e i progressi aumentano, la fisioterapia procede bene e il nostro eroe continua ad essere amato ogni giorno di più; inizia a sorridere e con il suo modo
buffo e furbo riesce ad ottenere tutto ciò che egli vuole, resta quasi tutto il giorno in braccio a noi che lo riempiamo di baci e coccole. Mi sorride quando vado da lui e gli canto qualche canzoncina, sbuffa se il mio papà lo bacia e con la barba lo graffia, gli dà fastidio e noi
rimaniamo incantati da quanto è speciale.
Verso fine novembre mia sorella , mio cognato e il nostro grande eroe ritorna a Roma per il controllo, tutto bene, sta procedendo nel modo migliore.
Dopo due giorni dal ritorno da Roma, mia sorella mi chiama alle sei del mattino, il bambino ha avuto una crisi respiratoria... lo portano di corsa in ospedale, mia sorella è spaventatissima, la situazione è ovviamente
grave, viene posto sotto ossigeno, ma il nostro amore è forte e riesce a superare anche questa situazione, vado a trovarlo e gli parlo dicendo che deve farcela anche questa volta, perhcè presto sarebbe venuta l'estate e io l'avrei portato al mare per fare i castelli di sabbia, avrebbe visto il mare che lui non conosceva.
Ritorna a casa dopo una settimana, più forte che mai, continua la nostra vita piena d'amore per lui, ma qualcosa non va, non riesce a respirare bene, lo portano di corsa qualche giorno prima di Natale nuovamente in ospedale, i dottori dicono che forse è una bronchite, ma la cosa non ci convince, il bambino continua ad avere bisogno di ossigeno e non riusciamo a spiegarci il perchè.
Giunge il Natale, finalmente il primo Natale con
il nostro piccolo eroe. Lui però è in ospedale... non fa niente, andiamo a trovarlo e gli mandiamo tanti baci da dietro la vetrata.
Il 27 Dicembre lo dimettono dall'ospedale dicendo che va tutto bene, ma torna a casa con ossigenoterapia; per noi no va bene, perchè ha bisogno d'ossigeno ancora?
Alle 15.00 è a casa, gioca con il suo papà e la sua
mamma. Alle 21.00 corriamo di nuovo in ospedale, lui sta male nuovamente.
La notte non la passo tranquillamente, una sensazione
angosciante mi prende. Alle quattro del mattino mi telefona mia sorella in lacrime: Emanuele Pio è stato intubato, c'è una grave infenzione polmonare e loro non se ne erano accorti; lo trasferiscono alla Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo da Padre Pio... non è un caso, sorella mia: sta tornando al Padre Celeste, Papà Pio è venuto a prenderlo in braccio.
Piango e cerco di tranquillizzarla, le dico che Dio è grande e che il suo volere deve esser il nostro volere, non è facile lo so, ma dobbiamo accettare come la nostra Mamma Celeste accettò il suo dolore.
Mia sorella aveva promesso che la festa per il battesimo l'avremmo fatta da Padre Pio, ecco perchè la consapevolezza che Padre Pio ci stava chiamando; anche quella promessa siamo riusciti a mantenere, con dolore e sofferenza, ma ci siamo riusciti, nulla è un caso, nulla è mai stato un caso. Padre Pio è stato sempre e costantemente con noi.
Nunzia, è stato accanto al nostro amore tutto il
tempo: gli cantava le ninna nanne, parlava con lui, cercava di dirgli quanto lo amava e che non lo avrebbe dimenticato mai.
Il 30 Dicembre sono stata da lui: non mi facevano entrare e non riuscivo a vederlo neanche da dietro il vetro; piangevo perchè non sapevo se ero riuscita a dirgli tutto quello che volevo, tutto quello che sentivo... chissà se
sapeva quanto lo amavo.
Un'infermiera mi vede, lei si prende cura del mio tesoro, chiede al dottore; quanta fede ho visto in quei medici
speciali... mi chiama e mi dice di entrare; i suoi occhi sono velati di lacrime, parlo al mio amore e gli dico di stare tranquillo, noi lo amiamo tanto, per noi è speciale; "Proteggi la mamma e il papà e stacci sempre
accanto".
L'infermiera mi dice: "Signora, Emanuele Pio è già di fronte a Dio insieme alla Madonnina e a Padre Pio, lui ora è felice, voi pensate alla sua mamma"...
Lo bacio , lo saluto e vado via.
Alle 22.30 aspetta la sua mamma che entra da lui, la saluta con un dolce sorriso, i suoi occhi e le sue labbra sorridono; raggiunge Dio nostro Padre lasciandoci tanta fede, ma umanamente anche tanta tristezza, perhcè lui
ci manca ci manca tanto.
Ma un giorno ci rincotreremo tutti insieme e
non ci lasceremo più.
Sorridi, amore mio, e proteggi tutti noi, proteggi ogni bimbo del mondo amore mio... ti porteremo nel cuore per sempre.
Ti amo, Emanuele Pio. Ti amo.
Zia Dora

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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.