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STORIA DI MARCO
Inserito il 26 febbraio 2007 alle 00:15:57 da Alessia e Alessandro.

STORIA DI MARCO

Siamo Alessia ed Alessandro e la nostra testimonianza si discosta leggermente dalle altre perché non riguarda un problema fetale ma neonatale, abbiamo deciso di scriverla comunque perché è una bellissima storia d’amore che Dio ha fatto con noi e con nostro figlio.
All’epoca degli eventi avevamo 28 e 30 anni ed eravamo in attesa del nostro desideratissimo terzo figlio, a soli 5 mesi di distanza dalla nascita dell’ultimo fratellino.
Benché il mondo ci considerasse pazzi, noi eravamo felici per il dono di questa nuova vita.
La gravidanza non ha presentato particolari difficoltà se non un iniziale distacco della placenta che si è risolto con un po’ di riposo e qualche punturina…ma alla fine siamo stati costretti a “stimolare” il parto perché, come era già successo per gli altri due, si evidenziava un invecchiamento della placenta.
Ricordo perfettamente il giorno del parto, avevo preso una gastroenterite e mi sentivo molto debole ma nello stesso tempo ero felice perché tra poco avrei visto il mio bambino: era il terzo maschietto!
Ad un certo punto del travaglio la ginecologa mi ruppe il sacco amniotico e da lì iniziarono i problemi e le preoccupazioni: acque tinte, verdi e marroni.
Percepii immediatamente la preoccupazione nella voce della dottoressa che mi seguiva ormai da 5 anni , ossia dalla mia prima gravidanza, quando disse all’osterica di attaccare subito il monitoraggio.
A dilatazione quasi completa le cattive notizie non sembravano essere finite: bradicardia.
Ricordo perfettamente il tracciato e il battito che scendeva sempre di più ad ogni contrazione: 80, poi 60… sala parto.
E lì di nuovo monitoraggio, il battito continuava a scendere e temevano che comunque non ci fosse il tempo per un cesareo.
Degli altri parti ricordo le voci, il rumore, l’aria euforica che si respirava, di questo ricordo un agghiacciante silenzio seguito dall’invito a spingere.
Ormai le contrazioni si erano fermate, non sentivo più lo stimolo a spingere che invece fino a poco prima avevo.
La ginecologa insisteva “spingi lo stesso”, sentivo che l’intenzione era quella di risparmiarmi un cesareo ma l’idea era che il bambino non ci fosse già più, ad un certo punto infatti avevano detto “Stacchiamo questo monitoraggio che ci spaventa solo” e poi “Spingi Ale, spingi forte”
Non ricordo un filo di dolore, ricordo la sensazione di vuoto ed il mio pensiero al Signore “Signore, salvalo, non m’importa di me ma salva il mio bambino”
Con tre spinte pur senza contrazioni è nato Marco, un bel pupotto di kg 3,860 per 52 cm di lunghezza!
Il pediatra non aveva fatto in tempo ad arrivare in sala parto, giacchè tutto questo che vi sto raccontando in realtà è accaduto in pochi minuti e quindi tutti i vari macchinari che si usano per i neonati non erano accesi …da quel che capii si trattava di qualcosa per aspirare dalle mucose nasali i residui e soprattutto di qualcosa per tenere in caldo il bambino.
Vedo ancora davanti ai miei occhi la ginecologa che strofina le mani energicamente sulla schiena di Marco dicendo “Respira bello!Respira!”
Dopo pochi secondi Marco piange, me lo avvicina ma io sono talmente spaventata, forse ancor più scioccata, che non riesco a reagire, a capire.
La ginecologa si accorge del mio stato e mi invita a prenderlo “dagli un bacino, stà bene,guarda è roseo!”
Dopo pochissimo arriva anche il pediatra, lo visita e lo mette un po’ nella culla termica, indice di apgar 9-10.
Vedo ancora tutta questa scena come in un film.
Effettivamente Marco stava bene ma il rischio che nei momenti della sua sofferenza ci fosse stato un danno cerebrale non poteva essere escluso.
Tornammo a casa, lo portammo dal “nostro” pediatra e, oltre agli altri controlli, gli facemmo fare anche un ecoencefalogramma che confermò che Marco non aveva subito danni.
Finalmente tirammo un sospiro di sollievo e ci gustammo il nostro neonato benedicendo Dio per il dono che ci aveva fatto della sua vita ed anche del suo star bene.
Al compimento del 28° giorno di vita però la nostra tranquillità fù di nuovo turbata.
Erano le 11,00 di mattina e stavo andando a casa dei miei genitori per festeggiare il compleanno di mio padre.
Salii in macchina e dopo aver assicurato al seggiolino Andrea (il fratellino di 13 mesi più grande) misi Marco sul seggiolino da neonati, percorsi il km che divideva casa mia da quella dei miei genitori, feci scendere Andrea e presi in braccio Marco che nel frattempo si era addormentato.
Solitamente facevo sempre ben attenzione a non svegliarlo ma quel giorno il Signore, nella Sua immensa bontà, volle che mia nonna dicesse (anche lei ancora oggi dice di non sapere perché lo ha detto) “Marco respira?”
Trovai la domanda bizzarra ma avvicinai immediatamente l’orecchio alla sua bocca.
Mi sembrò che non ci fosse respiro.
Gli tolsi immediatamente la salopette imbottita (era Dicembre e faceva freddino) e lo ascoltai di nuovo: non respirava, ne ero certa.
Di nuovo quella sensazione di silenzio assordante, benché nella stanza ci fossero 7 adulti e due bimbi, di un anno e di tre mesi.
Provai a scuoterlo leggermente: niente , non respirava.
Provai a girarlo a testa in giù, pensando ad un rigurgito, nulla non respirava.
Provai a battergli dietro alla schiena, nulla non respirava ancora.
Sentii la voce di mia madre dirmi: “Ale sta diventando cianotico!Le unghie sono già nere e si sta scurendo tutto!”
Rivolsi il mio pensiero a Dio:“Signore aiutami!!!”
Feci un ultimo tentativo prima di posarlo e dire: “E’ morto non c’è più nulla da fare!”
Lo sdraiai sul mobile e gli praticai la respirazione bocca-naso/bocca.
Sentii un flebile respiro.
Insistetti.
Piano piano ricominciò a respirare regolarmente, riprense i colori, sembrava star bene.
Successivamente gli accertamenti indicarono quello di Marco come un episodio di SIDS, meglio conosciuta come sindrome da morte improvvisa del neonato, ancor più famosa come in culla.. per l’esattezza un episodio di ALTE giacchè non è morto ma è stato rianimato.
Ora, per chi crede al caso, potrà risultare solo una fortunata coincidenza che io pochi giorni prima di quell’ evento avessi letto come si rianima un neonato .
Personalmente non credo al caso, credo al disegno di Dio.
Dopo questo episodio abbiamo dovuto fare svariati accertamenti.
Cercammo immediatamente un appuntamento al Bambin Gesù ma al telefono ci dissero che il primo appuntamento era per metà marzo.
Ma noi avevamo un’urgenza tremenda, non potevamo aspettare!
Ancora una volta rivolgemmo il nostro pensiero a Dio e in quel momento la segretaria rispose ad un’altra chiamata “Hanno disdetto proprio ora un appuntamento, per voi andrebbe bene domani?”
Grazie Signore!
Il primo controllo fù presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove gli fù fatto un elettroencefalogramma per verificare se avesse episodi di apnea nel sonno.
Parlammo con una dottoressa che ci spiegò come non ci fosse da far molto ma solo da monitorarlo con un apparecchio che andava noleggiato fino ai 18 mesi di età e svegliarlo ogni volta che il macchinario avesse suonato ma, spiegò lei:” E’la vigilia di Natale, per cui il centro che noleggia il cardio-apnea monitor sarà sicuramente chiuso, se ne parlerà dopo le feste”.
“Il problema della morte in culla, signora” ci disse “è che avviene nei bambini perfettamente sani, per cui non è prevedibile.”
Questo ci tengo a sottolinearlo: la ricerca del figlio perfetto non solo è sbagliata ma è anche un grosso inganno perché non tiene conto delle variabili che possono presentarsi nella vita, come in questo caso!
Decisero di ricoverarlo ma siccome aveva compiuto i 30 giorni non lo misero in neonatologia ma gli assegnarono un posto in pediatria.
Ricordo la stanza, buia stretta e con già due bimbi ricoverati insieme alle loro mamme per una gastroenterite virale “ a sangue” mi prese il terrore!
Pensai che non fosse una buona idea ricoverarlo con bambini con una malattia contagiosa e chiamai il “nostro” pediatra che era stato aggiornato a mano a mano che procedevano gli accertamenti.
Gli spiegai la situazione, mi disse che effettivamente per un bimbo così piccolo poteva essere rischioso essere ricoverato in quelle condizioni.
“Il caso” ( sempre per chi crede che esista il caso) volle che quella mattina mentre la dottoressa passava l’appunto ad un altro medico sulla ditta che noleggiava questo apparecchio e che avrebbero dovuto contattare dopo le feste, mio marito Alessandro leggesse e memorizzasse il nome…
Chiedemmo al nostro pediatra se sarebbe stato disposto, qualora fossimo riusciti a trovare personalmente il macchinario necessario, a settarcelo.
Disse di sì, con grande disponibilità anche se stava in vacanza con la sua famiglia in montagna ma, aggiunse, “Sarà difficile che riusciate a trovarlo, sono le 17,45 della vigilia di Natale”
A quel punto iniziò la nostra disperata ricerca.
Alessandro chiamò il servizio 12 cercando di trovare il numero della ditta di cui aveva memorizzato il nome, io tenevo in braccio il mio bimbo e pregavo “Signore, non abbandonarci, non lasciare la nostra vita nel sepolcro!”
Finalmente riuscimmo ad avere il numero, mancavano 5 minuti alle 18,00.
Chiamammo da dentro l’ospedale e ci risposero: “Avremmo dovuto essere già chiusi ma abbiamo avuto dei problemi e siamo qui fino alle 18,00”!
Questo è per noi un miracolo!
Spiegammo loro la situazione e gli chiedemmo, per cortesia, di aspettarci: “Ci rendiamo conto di chiedere molto, ma siamo dall’altra parte della città e dobbiamo ancora firmare le dimissioni volontarie.”
Ci dissero che ci avrebbero aspettato fino alle 19,00 poi, giustamente, li aspettava il cenone.
Ci faccemmo in quattro e tra varie peripezie riuscimmo ad essere lì per quell’ora.
Il noleggio del macchinario fù molto costoso e noi sapevamo bene che non avremmo potuto contare sull’aiuto d’altri ma non ci importava: “Il Signore provvederà a noi.”
Chiamammo immediatamente il “nostro” pediatra che ci aiutò a settare i valori, poi attaccammo Marco al macchinario e ci avviammo a casa.
Avevamo pensato di tornare a casa per l’ora di pranzo e di festeggiare tutti insieme la sera, invece ci trovavamo per strada da soli, col nostro dolore.
Mi ricordo che avevo lo stomaco totalmente chiuso ed ero incapace di piangere come gelata.
Mio marito si fermò in un bar per poter prendere un panino, prima di lui c’era un barbone che chiese al barista “un panino grasso che è natale!” quando mio marito entrò era talmente sconvolto che il barista gli disse “un panino grasso anche per lei?”
Questo episodio ci strappò una risata in una giornata terrificante.
Da lì seguirono giorni di allarme ininterrotto giorno e notte, la macchina suonava e noi correvamo, ci avevano spiegato che la vita di nostro figlio da quando suonava l’allarme si giocava in pochi minuti.
Avevamo pochi istanti per sollecitare la respirazione ed il battito cardiaco.
Ricordo il giorno del Battesimo, assistevamo alla Messa dalla sacrestia e il cardio-apnea-monitor suonò continuamente, appena rimettevo Marco nella culla suonava.
Eravamo disperati e non sapevamo più che fare giacchè, evidentemente, le manovre per “scuoterlo” non erano sufficienti.
Mio marito disse “corriamo in ospedale”, era l’unica cosa da fare ma io gli risposi di battezzarlo prima e di affidarlo a Dio e alla Mamma Celeste, dopodiché saremmo andati in ospedale.
Le foto del Battesimo testimoniano i nostri visi provati.
Ma Qualcuno aveva scritto che noi quel giorno non saremmo dovuti andare in ospedale, infatti subito appena battezzato, Marco ha smesso di andare in crisi cardio-respiratoria e ha ricominciato a suonare solo “ogni tanto”.
Da quel giorno vari holter effettuati all’Umberto I , con una professoressa dal grande spessore umano oltre che ottimo medico, hanno evidenziato blocchi del nodo seno atriale che tuttavia si sono risolti nel giro di qualche mese .
Per 18 mesi abbiamo pregato giorno e notte il Signore per la vita del nostro bambino certi che, come dice la Scrittura, “Se anche dovessi attraversare una valle oscura non temerei alcun male perché il Signore mi è vicino, mi protegge col Suo vincastro”.
Ci sono stati moltissimi momenti difficili ma il Signore non ci ha mai abbandonato e non ci ha mai tolto la speranza.
Veramente in quell’occasione ci ha tenuti in braccio stringendoci a Lui e facendoci stringere ancora di più tra noi.
A Lui ogni lode ed ogni ringraziamento per il dono di Marco che sta bene, ha sette anni, frequenta la seconda elementare e proprio mentre scrivo si disputa coi fratelli una partita ad un videogioco al pc.
Sia gloria a Dio!




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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.