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STORIA DI GIADA ANNARITA
Inserito il 23 marzo 2007 alle 14:21:18 da Barbara e Vincenzo.

STORIA DI GIADA ANNARITA

Questa è la storia di un angelo, il mio, che si chiama Giada Annarita:
Io Barbara, e mio marito Vincenzo siamo assieme da 6 anni all’incirca, di cui 3 da sposati.
Qualche mese dopo il matrimonio, abbiamo deciso dato che sentivamo un gran bisogno di provare ad allargare la nostra famiglia con un dono d’amore, se nostro Signore ce lo inviava; infatti, 3 o 4 mesi dopo siamo rimasti “incinti” ed è stato una gioia immensa pensare che dopo qualche mese, avremmo avuto un piccolo o piccola che avrebbe completato la nostra famiglia; ma purtroppo, alla 12ma settimana circa, il nostro primo piccolo angelo è tornato da dove proveniva …
Non nascondo che è stata abbastanza dura riprendersi da questa perdita, forse perché non ce l’aspettavamo, forse perché già lo immaginavamo e parlavamo con lui o lei e facevamo tutti i progetti di una vita insieme…. Comunque Dio ha voluto così, e noi lo abbiamo accettato serenamente.
Ma non ci siamo dati per vinti, e dopo circa lo stesso tempo un nuovo test di gravidanza era positivo! Purtroppo anche qui, non abbiamo fatto neanche in tempo ad accorgercene, che il giorno dopo eravamo in ospedale perché io mi sentivo male: era purtroppo una gravidanza extrauterina, in una tuba che poi mi hanno anche asportato perché si era rotta, provocandomi un emorragia interna. Anche questa volta abbiamo dovuto rimetterci in piedi con un po’ di fatica ed un po’ sconsolati, perché non avevamo perso la voglia di avere un figlio, ma i dottori ci avevano comunicato che con la nuova situazione, vista l’asportazione di una tuba, adesso ci avremmo dovuto/potuto mettere molto più tempo per procreare… “Okay, abbiamo capito”...
Un mese dopo però, è avvenuto il primo miracolo nella nostra vita: la nostra piccola Giadina era arrivata nel grembo della sua mamma, a dispetto di quello che ci avevano detto i dottori…
Nostra figlia ovviamente è stata amata, anzi amatissima dall’inizio, cioè da quando era quasi un puntino… la piccola è cresciuta con tutto il nostro amore e le nostre mille attenzioni, ma fin dall’inizio portava due settimane di ritardo dovute, si credeva, ad un concepimento tardivo.
Arriviamo al quinto mese, al giorno della morfologica, senza difficoltà e problemi grazie a Dio, ma con un po’ di apprensione visto i precedenti, e lì il dottore ci comunica con nostra grande immensa gioia che portavamo in grembo una bimba e che non si riscontravano problemi di alcun tipo e quindi era per così dire “sana”! Era il giorno più bello della mia vita fino a quel momento.
Arriviamo, tra accorgimenti e preghiere che non sono mai mancate, alla visita della trentaquattresima settimana, e quel giorno (non lo dimenticherò mai) ho visto per la prima volta il volto del mio ginecologo un po’ preoccupato: mi dice che la crescita si era ulteriormente fermata, probabilmente per un problema di placenta, e quindi con ogni probabilità la mia piccolina sarebbe nata un pochino prima, anche perché era rimasta podalica.
Una parte di me probabilmente egoistica ed inconsapevole era contenta di conoscerla prima…
Mi ricovera il giorno dopo: dopo l’ulteriore ecografia, si nota che anche il liquido amniotico si è ridotto e quindi c’è una probabile sofferenza fetale; si decide di farla nascere il giorno dopo a trentasette settimane, ma in realtà corrisponde a trentaquattro settimane.

Alle 21.23 del 17 novembre 2006, la mia piccola Giada è venuta al mondo, è arrivata tra noi e tutta la sua famiglia che tanto tanto l’aveva attesa…
La prima volta che l’ho vista e me l’hanno avvicinata, ed il primo bacio che le ho dato, sono stati i momenti più belli della mia vita, non li scorderò mai; ed anche ora il ricordo di quell’attimo mi riempie di gioia e malinconia… era la mia bellissima bambina, che mi guardava con gli occhi più belli del mondo e che mi confermava il grande amore del Signore che ci aveva inviato una meravigliosa creatura, che stentavo anche a credere fosse vera, vista la bellezza e la grandezza di quel miracolo chiamato “procreazione e maternità”… una visione così bella credo nella mia vita non l’avrò mai più…
Il mattino dopo, stordita e dolorante per i postumi del cesareo, mi sono fatta forza e sono salita con mio marito al nido; dovevo rivederla perché era come se una parte di me fosse ancora incredula…
E’ stato splendido rivederla e finalmente accarezzarla, anche se il sogno è stato presto interrotto da un medico del nido che ci ha messo al corrente che il mio amore era nata con una piccola palatoschisi, con il dotto di botallo che non s’era ancora chiuso per la prematurità, e con alcuni dismorfismi che presentava (l’apparato uditivo un pochino più basso), per cui la genetista aveva disposto di farle un cariotipo.
Siamo stati 10 giorni ad aspettare questo esito che pareva pendere su di noi come una spada di Damocle, e che però è stato vano perché i cromosomi della nostra piccola erano tutti nella norma e si trattava solo di un fattore ereditario ricevuto da me, che evidentemente, anche se non me ne ero mai accorta, ho l’apparato uditivo di un centimetro più basso della norma.
E va bene… nel frattempo la nostra bimba era al nido, perché anche se non aveva bisogno di un incubatrice perché è nata di 2,450 grammi, aveva problemi di rigurgito e non riusciva a digerire tutto il latte della sua mamma.
Passano i dieci giorni, arriva quindi l’esito del cariotipo (grazie a Dio tutto nella norma), ma nel frattempo le cose erano un po’ cambiate… Giada aveva cominciato a digerire bene ma non riusciva a fare la sua cacchina da sola, e si ricomincia con esami particolari ed ore ed ore in ansia fuori a quella sala d’aspetto tra l’orario di una poppata e l’altra, ad aspettare esiti di esami che non rivelavano nulla di preciso, ma che al tempo stesso erano confortanti per noi perché i medici giungevano alla conclusione che il tutto era legato alla sua prematurità, e quindi risolvibili con il passare del tempo.
Un pomeriggio, al momento di far entrare i genitori dai bambini, abbiamo un'altra amara sorpresa: non troviamo più in sub-intensiva la nostra bambina; ci dicono che l’avevano spostata in isolamento perché purtroppo aveva preso un germe infettivo, l’”escherichia coli”.
La vedevamo star male ed il nostro cuore si struggeva per questo; se non altro, visto il contesto e dato che la nostra piccola era sola nella stanza, i dottori e le infermiere ci facevano rimanere con lei tante ore di seguito, anche se a me il tempo con la mia bambina volava; ma almeno potevo portarle il conforto che solo le braccia e le carezze di una mamma o di un papà possono dare ad un cucciolo; poi pregavamo con la nostra bambina tra le braccia, le cantavo la ninna nanna che le facevo ascoltare quand’era nella pancia della sua mamma, e lei si riaddormentava serena.
Dopo alcuni giorni la situazione sembra tornare nella norma, la nostra piccola pian piano anche se debilitata perché nel frattempo le avevano anche sospeso l’alimentazione, sembra rispondere alla cura antibiotica e i valori della PCR scendono fino quasi a normalizzarsi; così la spostano di nuovo in sub-intensiva con gli altri bimbi, almeno tra gli altri piccoli non si sentiva più sola.
Arriva il giorno della Santissima Immacolata: entro e saluto la mia bambina prendendola la tra le braccia e mi accorgo che non sta bene… lo riferisco all’infermiera che in quel momento sottovaluta la cosa e la ipotizza al fatto che la sera prima Giada aveva fatto una trasfusione, ma io sentivo che la mia bambina non stava bene.
Faccio chiamare il medico che le fa misurare la temperatura proprio da quella infermiera che aveva così minimizzato… la mia piccola scottava: aveva quasi 39 di febbre.
Fanno uscire tutti i genitori, mentre noi due ci fanno aspettare in una piccola stanza a parte, chiamano un consulto esterno e le fanno delle analisi del sangue. Avvertivo fortemente che la mia bambina stava male, e dopo un paio d’ore di attesa nella quale noi pregavamo, vengono da noi e ci comunicano che il tasso di infezione che era quasi arrivato a debellarsi nei giorni passati, improvvisamente era schizzato ed arrivato a valori molto alti, aggravato dal fatto che dopo alcuni esami ecografici appena fatti, si erano evidenziate delle anse intestinali molto dilatate per cui il chirurgo le avrebbe anche dovuto fare al più presto l’ileostomia, sempre se fosse riuscita sopravvivere a quel momento…
Lì sono crollata, mi sono sentita male e hanno cercato di aiutarmi… (ora mi vergogno così tanto dei miei momenti di debolezza)…
Il giorno dopo ho raccolto tutte le mie forze e mi sono recata in chiesa, ho invocato con tutto il cuore l’aiuto di Sant’Anna, patrona per l’appunto di quella chiesa e protettrice delle madri e dei bimbi, chiedendole di aiutarla e fare abbassare questi valori del sangue che me l’avevano quasi portata via; quando sono uscita dalla chiesa, un unico raggio di sole in una giornata molto nuvolosa e di pioggia, ha colpito i nostri visi e lì ho capito: due giorni dopo, senza che i dottori riuscissero a capire il perché, l’infezione che aveva prodotto la sepsi nella mia bambina, miracolosamente si era debellata…
Dio ci ha dato un’altra grande immensa prova della sua misericordiosa bontà, sia sempre lodato.
(Il secondo nome di Giada è “AnnaRita”: le è stato messo proprio in onore di queste due Sante che ci hanno sempre ascoltati).
Giadina si andava riprendendo da tutto. Il 20 dicembre una immensa felicità: ci hanno chiamati dall’ospedale e ci hanno chiesto di portarle gli abitini, perché finalmente, visto il suo repentino miglioramento ce la passavano in culla e quasi in pre-dimissoni! Un atto così normale per tanti altri genitori, per noi è stata una gioia immensa che ci ha fatto piangere per la felicità…
Ma la vigilia del Santissimo Natale, un ombra viaggiava nel mio pensiero, forse a ricordo di un’altra vigilia importante che avevamo passato in cui le nostre paure si erano fatte così presenti…
Andiamo in ospedale e rivediamo Giada nella culla termica… mi sono sentita morire, un brivido gelido mai conosciuto mi percorreva la schiena; i dottori, con un volto molto preoccupato che non dimenticherò mai, ci dicono che la piccola ha problemi di ossigenazione nel sangue, e quindi le hanno attaccato l’ossigeno… quel maledetto flussimetro suonava di continuo, quasi a volerci ricordare la nostra impotenza davanti ad un fatto del genere…
Siamo rimasti a guardarla inermi e maledettamente impotenti, non potevamo neanche toccarla… con le lacrime agli occhi ed il cuore che ci si lacerava pian piano, con un dolore mai sentito prima… la situazione peggiorava sotto i nostri occhi e quelli dei medici che cercavano anche insieme a noi di trovare soluzioni a ciò che a loro non sembrava chiaro…
Hanno provato prima a somministrarle il viagra che è un vaso dilatatore, ma nulla… quel maledetto macchinario continuava a suonare e farci presente che la situazione si aggravava.
La notte della nascita di Gesù Bambino, l’hanno intubata e portata in intensiva, non riusciva più a respirare da sola… il mattino dopo sembrava essersi stabilizzata un pochino ma i valori sempre bassi; nelle ventiquattro ore che sono seguite, quei bravi medici e quelle brave infermiere del nostro ospedale, si sono prodigati in tutte le maniere, e c’è stato anche chi tra loro, pur non essendo nè di turno nè reperibile, è voluto rimanerle accanto, cercando in qualunque modo di alleviare le sue sofferenze.
Hanno anche pregato per noi e con noi, e per questo io sarò sempre grata a loro, e a Dio di aver messo sul nostro cammino gente così meravigliosa.
Ma Giadina, dopo che la mattina del giorno 26 era stata vista anche da chirurghi esterni, continuava ad aggravarsi, per cui il vice direttore di quest’unità ospedaliera (persona splendida che ha voluto tanto bene alla nostra bambina e che le è stato accanto quasi 48 ore di seguito in quei giorni), ha chiamato il Bambin Gesù di Roma, e dopo poche ore la mia gioia era nel reparto di cardiochirurgia intensiva.
Quelle sono state le sue ultime ore… la sera, a Roma, i dottori spiegandoci che la nostra piccola probabilmente era nata con le vene che collegano il cuore ai polmoni troppo piccole, ci hanno fatto capire che Dio probabilmente l’avrebbe chiamata a se dopo poche ore, per cui quella notte con un’altra splendida persona incontrata su questo cammino, Padre Mario del Bambin Gesù , l’abbiamo battezzata e resa Figlia di Dio…
Alle 6 e 20, Giadina è diventata Angelo di Dio…
La diagnosi: stenosi polmonare congenita aggravata da infezione polmonare.
Non dimenticherò mai cosa significa vedere il proprio figlio, la creatura più bella e che si possa amare di più in assoluto di qualunque altra cosa al mondo, disteso su un lettino senza vita ma con la serenità di chi per volere di Nostro Signore non soffre più, e sempre per suo volere è nel posto più bello che esista: il Regno dei Cieli.
Quando si subisce una perdita del genere, di primo acchitto ce la si prende con il mondo intero, e a Dio domandiamo “PERCHE’?”… Perché è possibile una cosa del genere? E vediamo solo che nostro figlio ci è stato portato via, o che non l’abbiamo potuto avere con noi molto tempo… Ebbene, la frase che gira nella mente, su cui mi ha fatto riflettere il caro Padre Mario, è che Dio probabilmente nella sua grande misericordia, l’ha chiamata a se prima che potesse soffrire molto di più di quello che ha già fatto; d'altronde noi nelle nostre preghiere, abbiamo sempre chiesto che la nostra bambina non soffrisse…
La mancanza di Giada AnnaRita ci ha lasciato un grande vuoto,
a volte chiudo gli occhi e la rivedo lì tra le mie braccia, che mi stringe il dito e mi guarda con quei suoi splendidi occhi a mandorla come quelli del suo papà; mi ricordo della sua vocina tenera che mi ricordava un gattino e delle sue smorfiette quando cercavo di metterle il ciuccio in bocca e lei serrava le sue labbrine, o quando il suo papà le faceva il solletico ai piedini e lei si lamentava…
Tutto questo un po’ mi fa soffrire anche perché quando torno alla realtà, guardo le mie braccia e le vedo così irrimediabilmente vuote…
Ma se le mie braccia adesso sentono così tanto la sua mancanza, il mio cuore è colmo di Lei e lo sarà per sempre..
E anche se sono sicurissima che lei ora è felice ed in un posto pieno di luce ed amore, e la santissima Maria la stringe a sè e le dà tutto l’amore che avrei potuto darle io, il mio sogno più grande sarà e rimarrà sempre quello di poterla rivedere e stare con lei come abbiamo già fatto, con i nostri cuori vicini vicini e senza più lacrime, ma la gioia che ci riempie i cuori.
Aspettami, amore mio… un giorno, quando Dio vorrà, ci riuniremo e la tua mamma potrà di nuovo stringerti tra le sue braccia…
Ti amo Giadina, come ti ama il tuo papà, e anche se sei passata come un soffio di vento che ha scaldato i nostri cuori, per noi è stato il tempo più bello di tutti.
Ti ameremo per sempre, ed un giorno staremo di nuovo insieme..
Te lo giuro. La tua mamma,
Barbara.


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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.