Pubblicazioni     

         
 

Iscritti
 Utenti: 967
Ultimo iscritto : namia86
Lista iscritti

Log in
Login
Password
Memorizza i tuoi dati:

Visitatori
Visitatori Correnti : 60
Membri : 0

Se vuoi ricevere la nostra newsletter devi essere un utente registrato
Iscriviti

microBox

Eventi
<
Dicembre
>
L M M G V S D
-- -- -- -- -- -- 01
02 03 04 05 06 07 08
09 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31 -- -- -- -- --

Questo mese

Vetrina

 


Vetrina


 
GIORNATA DI MORTE, GIORNATA DI VITA NUOVA
Inserito il 07 gennaio 2008 alle 10:20:44 da Zenit.org.

GIORNATA DI MORTE, GIORNATA DI VITA NUOVA

Giornata di morte, giornata di vita nuova
ROMA, mercoledì, 7 marzo 2007 (ZENIT.org).- Riportiamo per i lettori di ZENIT una delle
testimonianze contenute nel libro appena pubblicato per iniziativa de “La Quercia Millenaria” (
www.laquerciamillenaria.org), "IL FIGLIO TERMINALE: Storie di straordinario amore come
risposta alla ordinaria eutanasia prenatale" (Nova Millenium Romae, 10 Euro).
* * *
Come è noto, quest’anno il 4 febbraio la Chiesa ha celebrato la giornata per la vita. Ma per la mia
famiglia, per me, mia moglie e per i miei figli il 4 febbraio è la giornata della morte. Il 4 febbraio,
esattamente un anno fa, moriva nostro figlio Francesco, dopo solo 33 ore di vita. La coincidenza di date
può far pensare ad un amaro scherzo del destino e, del resto, l’intera esistenza di Francesco sembrò ad
alcuni uno scherzo della natura, un errore, una mostruosità.
Microcefalia. La diagnosi era arrivata inaspettata un giorno di ottobre, lasciandoci senza voce per
chiedere, senza forza per stare in piedi, senza sangue per sentire calore. Era solo una parola ma
definitiva; una irrevocabile sentenza di morte per nostro figlio e per il nostro spirito.
Ci trovammo così ad affrontare l’assurdo di un feto destinato al feretro. Ci trovammo soli. Molti attorno
a noi non capivano, non condividevano e preferivano negare quell’assurdo, sopprimerlo. Interrompere
la gravidanza: questa la migliore soluzione, l’unica. Per il bene… per gli altri figli, per noi stessi. Del
resto, ci disse un medico, in fondo finché è nella pancia “è come un parassita e non c’è alcun vantaggio
a portare avanti una gravidanza così”.
Si, ci trovammo soli, distanti da tutti e perfino da noi stessi: il cuore diceva una cosa, ma la testa… le
frasi ascoltate strisciavano suadenti fra i nostri pensieri, eco del suggerimento del nemico di sempre,
l’antico serpente, ostile alla vita e alla felicità umana; senza neppure accorgercene la nostra attenzione
si concentrò sulla “gravidanza da portare avanti” e non sul bambino da sopprimere, l’interesse si rivolse
al “vantaggio”, alla superiorità dell’utile in confronto all’inutile, piuttosto che alla incommensurabile
distanza tra l’essere e il non essere. Arrivò il dubbio radicale: ne valeva la pena? Chi lo voleva un
essere così, inutile? Cosa era, chi era realmente? Dove era Dio, in tutta questa storia?
Una notte svegliandomi, trovai mia moglie in lacrime, consapevole che non ce la poteva fare ad andare
avanti. Cominciammo allora a pregare, senza neppure alzarci dal letto. Non volevamo spiegazioni,
volevamo aiuto. Non volevamo conoscere il motivo, ma il senso. Non volevamo cambiare strada,
volevamo essere accompagnati lungo la via.
Aprimmo il vangelo a caso, trovando il passo di Luca dove è scritto: “Gesù era figlio come si credeva di
Giuseppe, figlio di Eli, …figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio”...Cominciammo a piangere tutti e
due: Francesco, figlio nostro, Francesco figlio di Dio. Ecco Chi, prima di noi, lo aveva voluto così, lo
aveva voluto per sé, lo aveva voluto per noi. Nella risposta, una conferma. In fondo, credo, era come
se già lo sapessimo, ma aspettavamo che Qualcuno ce lo dicesse. Quella sentenza irrevocabile, quella
parola di morte, si trasfigurava in una parola nuova. Francesco divenne parola per noi , forse parola
per tutti, eco dell’unica parola, eterna ed irrevocabile: Amore.
Con questa consapevolezza approdammo alle nuove visite, ai successivi controlli. Così accompagnati
potemmo andare avanti e attendere. Non più soli. Combatterono al nostro fianco i nostri figli, pregando
insieme con noi, tutte le sere per il fratellino malato. Camminarono con noi i fratelli delle nostre
comunità neocatecumenali.
E scoprimmo alleati preziosi, le famiglie della associazione La Quercia Millenaria, con la loro confortante
testimonianza. Famiglie che avevano vissuto gravidanze patologiche e avevano perso i loro bambini
appena dopo averli accarezzati; con loro siamo entrati in una rete di sostegno e di affetto, una risposta
concreta alla solitudine soffocante dei giorni precedenti.
Anche per le visite mediche successive facemmo affidamento particolarmente all’esperienza dei medici
in contatto con la Quercia Millenaria, come il professor Giuseppe Noia dell’Università Cattolica del Sacro
Cuore di Roma. Ci condusse per mano in quella situazione senza umana speranza e ci diede di sperare:
non nella guarigione ma nell’eternità. Perché nell’esperienza di gratuità dell’amore è l’eternità stessa
che si fa presente, irrompe e da’ gioia.
Ricordo nel nostro primo incontro guardando l’ecografia, guardando oltre l’imperfezione, riconobbe in
quell’immagine e in noi un’umanità ferita: “E’ un maschietto… come lo chiamate?” Piangendo,
pronunciammo il suo nome. Un parassita non ha un nome. Un figlio si.
Francesco è nato il 3 febbraio; quel suo volto imprevedibile e immaginato sfogliando ansiosamente libri
di medicina ci aveva messo paura finché non lo abbiamo visto realmente. Dopo poche ore ha ricevuto il
Battesimo, nel reparto di terapia intensiva neonatale e il sacramento ci ha aperto un orizzonte nuovo:
dove tutti, io per primo, dubitando di questo figlio, davanti alla sua fragilità mostravamo la nostra
fragilità, Dio mostrava la sua gloria, la sua proposta d’amore: di questo bimbo Lui solo non aveva mai
dubitato, anzi lo aveva preferito al suo stesso figlio, aveva anteposto l’imperfetto al Perfetto, il fragile
all’Eterno, lasciando che morisse la Vita perché lui avesse la vita. Il battesimo di Francesco aveva
squarciato il senso del tempo brevissimo della sua stessa esistenza spalancando l’eternità; aveva
realizzato la parola che avevamo ricevuto in quella notte di pianto:
Francesco figlio nostro, Francesco figlio di Dio. Il giorno successivo Francesco è morto: era il 4
febbraio. E’ vero, quest’anno la Chiesa il 4 febbraio ci ha invitato a celebrare la vita e proprio il 4
febbraio la Vita, per un insolito privilegio, aveva scelto noi per essere celebrata in modo speciale:
stavamo là, accanto a Francesco, accompagnandolo nel suo breve viaggio, accarezzandolo.
Celebrammo la vita, non la morte. E nel nostro stare là apparimmo finalmente Uomini, scoprimmo
l’Amore, imparammo la maternità e la paternità: vivi, pienamente, anche noi.
Codice: ZI07030710
Data pubblicazione: 2007-03-07
Storie di straordinario amore per la vita nascente
ROMA, mercoledì, 7 marzo 2007 (ZENIT.org).- Su iniziativa dall’associazione “La Quercia Millenaria”
(www.laquerciamillenaria.org) è appena uscito il libro "IL FIGLIO TERMINALE: Storie di straordinario
amore come risposta alla ordinaria eutanasia prenatale" (Nova Millenium Romae, 10 Euro).
Si tratta di un inno all'amore e alla vita, raccontato da 18 famiglie che hanno conosciuto il dolore
profondo causato dalla perdita di un figlio appena nato.
Il calvario di gravidanze problematiche, con malformazioni fetali e diagnosi infauste, che diventa amore
gratuito fino alla fine da parte di famiglie che hanno rifiutato l’aborto accompagnando con amore e
dignità i loro bambini.
Nella prefazione al volume monsignor Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica di San Pietro, scrive:
“Ho dovuto più volte interrompere la lettura di questo libro, perché l’emozione mi invadeva come
un’onda alta e gli occhi si appannavano per le lacrime che scendevano spontanee e irrefrenabili”.
“Mentre entravo nelle varie storie raccontate in queste pagine – continua – mi sembrava di entrare in
un altro mondo: il mondo da sempre sognato e atteso; il mondo dove tutti i bambini vivono amati e
accolti; il mondo dove tutti i genitori profumano di amore fedele e capace di soffrire fino all’eroismo; il
mondo dove la maternità e la paternità non vengono gettate nel cassonetto insieme al figlio o alla figlia
indesiderati; il mondo dove la maternità e la paternità vengono vissute come una stupenda vocazione
all’amore senza 'se'…. Senza 'ma'…. Senza deroghe…. Senza eccezioni!”.
Monsignor Comastri, che è pure un affermato scrittore, ha commentato: “Mentre ascoltavo gli
emozionanti racconti delle meravigliose maternità e paternità, all’inizio ripetevo dentro di me: 'Ma
costoro sono eroi, sono persone straordinarie, sono eccezioni rarissime!'”.
“Alla fine – sottolinea il presule –, quando ho chiuso il libro, ho cambiato parere ed ho esclamato con
lucida convinzione: 'No, queste persone sono le persone normali! No, questi genitori sono i veri
genitori! No, queste donne sono le vere mamme! No, questi uomini sono i veri padri!”.
Secondo monsignor Comastri “se la maternità e la paternità si spengono e si rinnegano davanti al caso
difficile, lì non c’è e non c’è mai stata la maternità e la paternità: è accaduto un fatto biologico, ma non
è scattata la scintilla della umanità, che ci colloca al di sopra del fatto biologico e ci rende capaci di
civiltà”.
“Quanto sarei felice - si augura poi - se queste pagine entrassero in tante case e diventassero uno
specchio di verità, nel quale tante mamme non mamme e tanti padri non padri potessero vedere il loro
vero volto: per avere orrore di sé e per iniziare una terapia, che li porti alla gioia della vera maternità e
della vera paternità”.
“Mamme, papà, bambini, medici (in particolare carissimo prof. Giuseppe Noia) protagonisti di queste
pagine: i vostri nomi sono scritti nell’archivio di Dio e nessuno potrà mai far sbiadire la memoria di ciò
che avete fatto!”, rileva monsignor Comastri.
Infine il già Arcivescovo di Loreto scrive: “Mamme, papà, bambini, medici: sappiate che quello che voi
avete fatto vale molto di più di una medaglia olimpica, vale molto di più di un campionato di calcio, vale
molto di più di una vittoria al Festival di Sanremo, vale molto di più di un 'oscar'!”.
“Voi ci avete permesso di essere ancora legittimamente chiamati 'umani'!”,
Il libro consta di uno studio introduttivo scientifico di Giuseppe Noia, professore associato di
Ginecologia e Ostetricia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e di diciotto testimonianze di
altrettante famiglie, riportate da Sabrina P. Palazzi, Presidente de “La Quercia Millenaria”.
Il ricavato della vendita di questo libro è destinato al fondo de “La Quercia Millenaria Onlus” per il
mantenimento e allargamento del Centro di Aiuto per il Feto Terminale (C.A.F.T.)
[Per avere il volume è possibile prenotarlo scrivendo a info@laquerciamillenaria.org, oppure
telefonando al numero 320-8010942]

I nostri banner

 
 © La Quercia Millenaria 
Contattami
Realizzato con ASP-Nuke 2.0.6 derivato da ASP-Nuke v1.2
creato da tntlab ottimizzato per internet explorer
RINGRAZIAMENTI

Questa pagina è stata eseguita in 0,0703125secondi.
Versione stampabile Versione stampabile
nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.