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LA QUERCIA MILLENARIA: DALLA DISPERAZIONE ALL'INCONTRO CON CRISTO
Inserito il 07 gennaio 2008 alle 10:23:36 da Zenit.org.

LA QUERCIA MILLENARIA: DALLA DISPERAZIONE ALL'INCONTRO CON CRISTO

“La Quercia Millenaria”…dalla disperazione all’incontro con Cristo
Nasce una Associazione che aiuta e accompagna i feti terminali
ROMA, martedì, 19 settembre 2006 (ZENIT.org).- Ci può essere dolore più grande di coloro che
scoprono che il nascituro in gestazione non sopravvivrà a causa di patologie terminali? Eppure 18
famiglie che hanno provato questa esperienza, invece di abbandonarsi alla disperazione o alla
depressione, hanno fondato una Associazione.
Si chiama “La Quercia Millenaria” (www.laquerciamillenaria.org) ed ha come obiettivo quello di
tutelare la maternità e la vita nascente, sostenere la gravidanza patologica e animare il centro di
aiuto per i feti terminali.
Preparata da tempo ma ufficialmente fondata l’8 settembre, giorno in cui la Chiesa cattolica
ricorda la natività di Maria, “La Quercia Millenaria” è una Onlus che si prende cura delle
gravidanze che presentano problemi o malformazioni fetali e mette a disposizione i migliori
specialisti per la diagnosi prenatale, eventuali terapie fetali invasive, neonatali e pediatriche.
Insieme al sostegno medico scientifico, “La Quercia Millenaria” offre il sostegno umano e
spirituale di uno psicologo ed un sacerdote, oltre all’amicizia solidale di una rete di famiglie.
Per capire da dove viene il coraggio e la forza morale degli animatori di questa iniziativa, ZENIT
ha intervistato Sabrina Pietrangeli Paluzzi, cofondatrice con il marito Carlo dell’Associazione e
Presidente della stessa.
Perché è nata “La Quercia Millenaria” e cosa si propone di fare?
Sabrina Pietrangeli Paluzzi: “La Quercia Millenaria” è nata da una esperienza personale con il
nostro terzo figlio, Giona, il quale, a causa di una gravissima malformazione delle vie urinarie, era
considerato un feto terminale, cioè un bambino incompatibile con la vita. Il suo destino era morire
nel grembo materno, o subito dopo la nascita. Dopo qualche tentativo di intervento in chirurgia
fetale, vista la mancanza di miglioramento e la totale assenza di speranze di vita, abbiamo scelto
di accompagnarlo fino all'esito naturale, cioè fin quando il Signore gli avrebbe concesso di vivere.
Invece, ha risolto spontaneamente la sua ostruzione urinaria, in un modo "scientificamente
inspiegabile" e ha continuato la sua vita intrauterina in modo pressocché normale, fino alla
nascita. Per i primi 7 mesi abbiamo vissuto il calvario degli interventi chirurgici, delle continue
infezioni e della più totale precarietà di salute. Quando le sue condizioni hanno cominciato ad
essere stabili, è stato prepotente dapprima il desiderio di portare una testimonianza di quanto la
fede, ed il totale affidarsi a Dio ci avevano sostenuti e mantenuti nella Pace. Volevamo che
chiunque fosse nelle nostre condizioni, rispondesse come noi "Amen" per poter sperimentare la
stessa serenità, nonostante il grande dolore.
Subito dopo, si è aggiunto il desiderio di mettere a disposizione degli altri, gli stessi meravigliosi
medici, in particolare i 3 medici che hanno seguito l'evolversi della gravidanza, dalla scoperta
della malformazione in poi, e i primi mesi di vita di Giona: il Professor Giuseppe Noia, Specialista
in Ginecologia, Ostetricia e Chirurgia Fetale Invasiva del Policlinico A. Gemelli, il Professor
Alessandro Calisti, Primario di Chirurgia Pediatrica ed Urologia dell'Ospedale S. Camillo, ed il
Dottor Mario Castorina, Specialista in Pediatria, Neonatologia, ed Emergenze Pediatriche al
Policlinico A. Gemelli di Roma.
Queste persone hanno accettato con entusiasmo di partecipare alla nostra iniziativa. Poi, nel sito
abbiamo inserito la storia di Giona, raccontata nei minimi particolari, e sono iniziate ad arrivare le
prime richieste di aiuto. In seguito, abbiamo conosciuto, grazie al Prof. Noia, molte altre coppie
che avevano fatto la nostra stessa scelta. E' stato bellissimo conoscersi, mettere in comune e
ritrovarsi nelle stesse emozioni, negli stessi pensieri e sentimenti. Una diagnosi prenatale fatta in
modo squallido e freddo da alcuni medici, poi l'incontro con il professor Noia, infine il riuscire a
coniugare "dolore e speranza", "croce e grazia". Non era solo una nostra impressione, era una
realtà di tutti.
Oggi, “La Quercia Millenaria”, è una Associazione Onlus, che conta 18 famiglie in Rete, le quali
grazie ai nomi, al numero telefonico, e alla descrizione della patologia che ha colpito i loro figli
messi a disposizione in una apposita pagina del sito
(http://www.laquerciamillenaria.org/famiglie.asp), sono reperibili e desiderosi di mettersi al servizio
della sofferenza, poiché hanno sperimentato di persona che la malattia, e molto spesso la morte
dei loro figli, non è stato un evento di sola disperazione, ma una grande opportunità di fare un
incontro speciale, quello con Gesù Cristo.
I 3 medici con i quali avevamo iniziato, sono diventati 12. Abbiamo proposto ad alcuni tra i migliori
specialisti in diversi presidi d'Italia di collaborare con noi. Ovviamente la selezione è avvenuta non
soltanto per le loro qualità professionali. Abbiamo voluto solo medici che avessero un sacro
rispetto per la vita, e capaci di accompagnare i genitori che a loro volta "accompagnano" i loro
bambini, nel duro percorso della malattia prima e dopo la nascita, e che ne condividano i valori e
lo spirito. Alcuni altri si sono proposti da soli, ed anche questo è stato molto bello da vedere.
Nessuno vuole convivere con il dolore, mentre voi accompagnate mamme e papà che
sanno di perdere il nascituro. Come fate? Dove trovate la forza morale per sostenere
situazioni così difficili?
Sabrina Pietrangeli Paluzzi: Possiamo accompagnare gli altri, nella misura in cui abbiamo vissuto
in prima persona lo stesso percorso. Bisogna mettere in chiaro, che questa scelta è strettamente
legata alla fede. Quasi nessuno riuscirebbe a vivere questo, soltanto per un laico rispetto per la
vita.
Accogliere la morte, passare attraverso la morte, è peculiarità del cristiano che ha fatto
esperienza di un amore che va oltre la morte, quello di Cristo crocifisso e risorto. Avere
esperienza della paternità di Dio, della Provvidenza, avere certezza dell'Amore di Dio nonostante
la prova, è l'elemento base per fare questo tipo di scelta.
Molti sono già pronti per vivere questo, hanno un cammino di fede alle spalle che li ha formati.
Altri, fanno maturare una religiosità naturale in autentica fede tutto d'un colpo. Interagire con
questi genitori è semplice e naturale, poiché nessuno viene forzato a fare scelte. Si rivolgono a
noi quando hanno già scelto di portare avanti la gravidanza. Raramente accade che ci sia una
indecisione, o magari che il marito desideri abortire e la moglie no. In tal caso, si mette la coppia a
conoscenza dell'altra faccia della medaglia, e cioè l'enorme sofferenza provocata dalla
interruzione volontaria della gravidanza, cioè dall'aborto.
In modo più che realistico, e scientificamente comprovato, si spiega quale inferno la coppia si
trova a vivere dopo una scelta del genere, e quali conseguenze possa provocare in tempi
immediati e non. Problemi psicologici, difficoltà ad aprirsi per una nuova gravidanza, senso di
colpa, depressione.
Spesso molti matrimoni non reggono ad una spaccatura del genere. Invece, le coppie che
accolgono il loro bambino, anche dinanzi alla eventuale morte, elaborano il lutto più rapidamente,
rimangono fusi nell'amore coniugale, si riaprono alla vita precocemente e vivono la nuova
gravidanza in modo sereno.
Non hanno sensi di colpa, sono in pace, loro hanno semplicemente amato. Ne è prova che tra le
nostre 18 coppie, ce ne sono già 7 in attesa di un bambino! E hanno perso il loro figlio negli ultimi
3 anni. Accompagnare questi genitori alla terminalità del loro figlio, è fare una autentica
esperienza spirituale. L'amore si respira nell'aria; è intriso di dolore, ma anche di speranza. I cieli
non sono chiusi, si sente l'Eternità, si respira.
Quei bambini, quei piccoli corpi profumano di santità e la luce negli occhi dei genitori è qualcosa
che mette pace e fa desiderare di pregare. Esser loro vicini è un dono reciproco, è una
esperienza edificante, che rafforza la fede.
Nel sito dell'Associazione sono riportate alcune testimonianze di storie commoventi. Può
raccontarcene qualcuna?
Sabrina Pietrangeli Paluzzi: Alcune testimonianze di questi genitori sono riportate nel sito e quindi
accessibili a tutti. Molte altre sono raccolte in un libro che uscirà dopo Natale, e che riteniamo
essere un autentico inno alla Vita. Abbiamo avuto l'onore di sottoporre il nostro libro a Monsignor
Angelo Comastri, il quale ci ha fatto il dono della Presentazione.
Mi viene in mente l'ultimo caso che abbiamo seguito: quello di Angela, affetta da anencefalia e
acrania (mancanza di materia cerebrale e parte della scatola cranica), nata lo scorso luglio e
tornata in cielo dopo 26 ore di vita terrena. I suoi genitori sono stati seguiti dal Prof. Noia e da
un'altra delle nostre coppie, che 3 anni fa hanno accolto e poi perso Francesco, per la stessa
patologia. Ho visto in questi genitori una dignità e una Pace indescrivibili. E' stato bello
accompagnarli dal quinto mese di gravidanza alla nascita. Le due coppie si sono strette in una
amicizia fraterna che fa pensare alla Comunione dei Santi di cui si parla nella Scrittura.
Non sono ancora passati due mesi dalla morte di Angela, eppure questi genitori che hanno già
altri due bambini, sorridono sereni e colgono ogni occasione per testimoniare la loro esperienza
nelle parrocchie, e nei convegni pro-vita. Sono letteralmente "portati in braccio" dal Signore. Non
c'è disperazione. C'è solo dignitosa sofferenza rivestita di speranza. Loro sanno che la bimba è in
Cielo, davanti al Trono dell'Altissimo. E' una certezza.
In alcuni casi, come nel caso di suo figlio Giona, si può parlare di miracolo?
Sabrina Pietrangeli Paluzzi: I miracoli esistono, e la vita di Giona è uno di questi. Con il Prof.
Noia, abbiamo cercato di trovare una motivazione all'improvvisa "guarigione" di questo bambino.
Guarigione parziale, ovvio: Giona ha comunque un solo rene funzionante, la vescica ricostruita e
una continua precarietà, ma un'ottima qualità della vita, e una gioia di vivere che fa invidia. La
guarigione consiste nel fatto che da morte certa, si è passati ad una abbondanza di Vita in tutti i
sensi! Non abbiamo trovato spiegazioni. E' entrato nella letteratura della Università Cattolica del
Sacro Cuore, come “caso report”. E non è certo l'unico. In ogni tempo, Dio si è piegato sull'uomo,
che senza miracoli non crede. Peccato che a volte non bastino neanche questi. Il miracolo che mi
è stato donato è stato rimanere nella Pace di fronte alla morte. Giona mi è stato regalato in
aggiunta. Gloria a Dio nel più alto dei Cieli.

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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.