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"Diaconi" - n. 40 Marzo 2008
Inserito il 16 gennaio 2008 alle 10:11:52 da Silvestro Paluzzi.

"Diaconi" - n. 40 Marzo 2008

TU NON SEI “UN INCOMPATIBILE CON LA VITA”, TU SEI MIO FIGLIO!

TESTIMONIANZE DI COPPIE DI CREDENTI DI FRONTE ALLA DIAGNOSI DI “FETO TERMINALE”.
di Silvestro Paluzzi

“Scientia sine pietate inflat;
pietas sine scientia errat;
scientia cum pietate aedificat”

Introduzione
“Nel momento in cui una coppia porta avanti la gravidanza di un ‘feto terminale’, opera una scelta di Vita… ma questa è una cosa di cui sono consapevoli solo loro. Per gli altri, per il mondo, a volte gli stessi familiari ed amici è una pazzia, se non addirittura una scelta di egoismo” (Sabrina Pietrangeli Paluzzi, nella Nota Introduttiva al libro “Il figlio terminale”, di G. Noia e Sabrina Pietrangeli Paluzzi, 2007 ).

Per le coppie che decidono di andare avanti nella gravidanza, fino a che la natura non decide diversamente il suo corso, emerge dalle testimonianze che quello, per loro, non è mai stato un “feto terminale”, termine agnostico medico, bensì “è nostro figlio”, potenza della matrice della vita. Nessuno biasima o condanna quelle coppie che hanno fatto scelte differenti, neppure Cristo e la sua Chiesa, ma vorrei mettere in luce, mediante alcuni stralci di testimonianza, tratti dal libro citato, gli inganni che possono nascondersi nelle trame dei criteri di ‘scientificità medica’ che gli esperti medici, con ‘secolarizzata’ tranquillità, mettono avanti come ‘unica’ possibilità: nel senso che solo ciò che è “scientificamente vero” è “verità”.

In questo articolo, per i confratelli diaconi e i fratelli in formazione, vorrei evidenziare una possibilità di servizio che possono rendere le testimonianze di tante coppie, molte delle quali sono associate in una Rete di famiglie all’Associazione Onlus La Quercia Millenaria, che hanno dato il senso cristiano alla loro sofferenza della perdita di un figlio. Rivolgiamo queste riflessioni a tutti coloro che si occupano di pastorale familiare, delle coppie e dei fidanzati; di pastorale sanitaria, in particolare degli operatori ginecologi, ostetriche, infermieri, neonatologi, pediatri.

La scienza prenatale
Scrive il Prof. Giuseppe Noia, Specialista in Ginecologia, Responsabile Del Centro di Diagnosi e Terapia fetale del Policlinico A. Gemelli di Roma, che riporto ampiamente in questo mio scritto, che anche se l’evoluzione delle conoscenze sul benessere fetale ha rilanciato pesantemente la medicina del feto e si parla sempre più di feto come ‘paziente’, non si può sottacere che, dinanzi a molte condizioni di dubbio di anomalie del feto, si proceda tout court ad una vera e propria ‘eutanasia prenatale’, cioè ad una morte ‘attivamente programmata’ di un feto considerato terminale.

Ma cosa si intende realmente per feto terminale? La definizione scientificamente corretta è “condizione fetale che sul piano anatomico strutturale o sul piano della regolazione genica o del numero e struttura dei cromosomi, è incompatibile con la vita”. Questa definizione valida il concetto di feto intrinsecamente terminale e ha il suo fondamento scientifico nel fatto che è ormai ben conosciuta la storia naturale di condizioni malformative prenatali (come ad esempio l’anencefalia, dove la malformazione comporta l’assenza totale o parziale di tessuto cerebrale fetale e l’agenesia renale bilaterale in cui l’anomalia è caratterizzata dall’assenza di ambedue i reni). Tuttavia, induttori socioculturali hanno completamente stravolto questo significato, mistificandone la scientificità e aggiungendo nuove forme di terminalità scientificamente non fondate. Infatti il feto è reso terminale da: a) il consenso giuridico sociale; b) la manipolazione culturale; c) l’ignoranza e la medicina difensiva; d) l’accidia intellettuale.
Sebbene la diagnosi prenatale si prefigga di identificare affezioni strutturali, geniche e cromosomiche dell’embrione e del feto, con metodiche invasive e non invasive, essa però, nei fatti, è diventata propedeutica all’interruzione volontaria di gravidanza.
Una connotazione che accompagna le interruzioni volontarie di gravidanza è la ‘sindrome del feto perfetto’, sindrome generata da un’ansia che amplifica l’attesa di un figlio sano. Così come molti desideri umanamente giusti sono assorti, nella moderna cultura, a diritti esigibili e necessari, l’attesa di un figlio sano si è trasformata nell’attesa di un figlio perfetto e al relativo diritto ad averlo tale. Tale sindrome (la sindrome del feto perfetto) non si trova scritta in alcun libro, ma viene respirata e vissuta ampiamente dalla cultura attuale con l’idea che se il figlio perfetto non è, si può eliminare. Per essa il feto malformato è una vita sbagliata (Wrongfull life), è una minaccia per la società, per cui è giusto che queste vite vengano fermate mediante l’aborto selettivo ed esso si può attuare con le tecniche diagnostiche.
La diagnosi prenatale così intesa utilizza un falso concetto di prevenzione: “vedere per eliminare, mentre la sua finalità etica è vedere per curare”. Una stessa conoscenza, senza discernimento etico, può essere usata contro la persona umana!

Testimonianze (tratte dal libro)
Angela e Fabrizio e la storia di Emanuele: “Ringrazio Dio per il dono che ci ha dato con la vita di Emanuele (…) Che mai nessuno vi venga ad ingannare che non è così, perché nella vita che abbiamo vissuto, Emanuele è stato il più grande dono di Amore, la più grande esperienza che, né col denaro, né con qualsiasi altro mezzo, avremmo potuto comprare. Noi abbiamo saputo di Emanuele al quinto mese di gravidanza, quando siamo andati a fare la morfologica (…) Emanuele aveva una grave idrocefalia, si è poi notata l’assenza del corpo calloso, una labiopalatoschisi, e una cardiopatia (…) Per noi, Emanuele è nato il giorno della nostra conversione. Prima del 2000, in tutta sincerità, noi avremmo interrotto la gravidanza. Ma è successo un fatto nella nostra vita, e cioè che il Signore è entrato con potenza. E non ha cambiato il nostro modo di pensare, ma ha cambiato la nostra vita (…) E così siamo andati avanti (…) Quando confidavo agli altri la nostra scelta, le persone si scandalizzavano (…) Emanuele è venuto al mondo il 19 luglio 2005, ed è rimasto per 3 giorni al Gemelli, poi è stato trasferito al Bambin Gesù (…) L’8 agosto Emanuele è salito al cielo (…) Quella mattina lì, quando abbiamo cantato le lodi al Signore per mano, con il bambino che stava salendo, noi cantavamo insieme a lui in questo viaggio (…) E allora noi, che siamo testimoni della Vita, possiamo andare da chi sta soffrendo in questo momento e dirgli: “Io ho le ferite! Mettici la mano, ma vivo! E sono pieno di gioia! Sono guarito da queste ferite, sono risuscitato, perché il Signore ci dà questo, la Vita Eterna dentro di noi”.

Gioia e Gabriele e la storia di Teresa: “Io e Gabriele, mio marito, fino al sesto mese di gravidanza, non abbiamo saputo nulla del problema che Teresa aveva (…) La prima ecografia che feci in presenza di mio marito, fu proprio quella del sesto mese, e la dottoressa con molta freddezza e superficialità, ci disse: ‘Per caso in famiglia avete dei problemi di nanismo o qualcosa del genere?’. Noi dicemmo di no, perplessi, smarriti…. ‘Allora vi consiglierei di fare una ecografia più approfondita’. Siamo corsi in un altro Ospedale dove c’era un ginecologo che, in quel momento, avrei voluto aggredire, perché ci ha suggerito subito l’aborto, senza chiederci niente su quello che pensavamo, che sentivamo (…) Andammo a Roma, al Gemelli, lì incontrammo un ginecologo cristiano, e con la dolcezza e la fede di quel professore abbiamo avuto una speranza: quella di non abortire, di accompagnare fino alla morte nostra figlia. È stata una bella prova che il Signore ha voluto da me, ed io ho accolto e portato con amore questa prova (…).

Francesca e Alessio e la storia di Pietro: “Questa nostra, è stata una esperienza forte, una parte della nostra vita, la più importante. L’8 giugno 2005 è venuto alla luce il nostro terzo figlio, che noi abbiamo battezzato con il nome di Pietro Giovanni Paolo Maria. Già da gennaio era stata diagnosticata una malformazione, una uropatia (…) Ci era stato detto fin da subito, che era un ‘feto terminale’ (…) Nel mio cuore sentivo che dovevo incontrare un ginecologo cristiano per vivere questa gestazione nella maniera più piena (…) Scrissi questa lettera a mio figlio pochi giorni dopo che il ginecologo, spiegandoci il problema, ci aveva messo a disposizione la sua vita per accompagnarci: ‘Tesoro amato, chi ti scrive è la tua mamma. Sono 24 settimane, domani 25, che mi accompagni con la tua presenza dentro di me! In questi mesi ho provato tanti stati d’animo: il forte desiderio di averti, l’immensa gioia nel sapere che c’eri, i dubbi e le preoccupazioni su come stavi, il grande dolore nel sapere della tua malformazione, la grande pace che dona Dio nell’accompagnarti in questo percorso terreno (…) Non tutti, purtroppo, comprendono la scelta della tua mamma e del tuo papà (…) Per qualcuno questa sofferenza è inutile perché basterebbe un semplice gesto, per cancellare la tua presenza e, quindi, il ‘nostro problema’ (…)…. La tua mamma’. Ho avuto l’opportunità straordinaria di stare una ventina di minuti insieme a Pietro (…) Per noi Pietro è il primo Santo della nostra famiglia”.

Nel libricino della Quercia Millenaria (“Il figlio terminale”, Edito da Nova Millennium Romae, Autori Giuseppe Noia e Sabrina Pietrangeli Paluzzi, Dehoniana Distribuzione) sono raccolte tante esperienze di fede di nostri fratelli che si sono trovati di fronte alla “sentenza di morte” di gestare un “incompatibile con la vita”. La Quercia Millenaria è nata dapprima come testimonianza isolata di famiglie, ma pian piano è diventato un servizio per quelle coppie che dinanzi alla diagnosi di un’anomalia malformativa si ritrovano sole e senza il sostegno scientifico e umano che dovrebbe fornire la vera medicina prenatale. Ecco perché è nata l’Associazione, che propone Meeting esperenziali, scientifici e ritiri spirituali. È inoltre attivo un servizio gratuito di ospitalità per i papà, che arrivando da ogni parte d’Italia, sono costretti a soggiornare a Roma mentre mogli e figli sono ricoverati, presso un appartamento in piena autonomia, affinché il bene prezioso della vita sia difeso e amato, e perché il dolore e la sofferenza vengano leniti dall’accoglienza e dalla professionalità di operatori del mondo medico che attuino una medicina che non dica solamente “io ti curo”, ma dica soprattutto “io mi prendo cura di te”.
Per concludere, S.E. Mons. Angelo Comastri, nella Prefazione che ha scritto al libro citato, dichiara: “Mentre ascoltavo gli emozionanti racconti delle meravigliose maternità e paternità, all’inizio ripetevo dentro di me: ‘ma costoro sono degli eroi, sono persone straordinarie, sono eccezioni rarissime! Alla fine quando ho chiuso il libro, ho cambiato parere ed ho esclamato con lucida convinzione: ‘No, queste persone sono le persone normali! No, questi genitori sono i veri genitori! No, queste donne sono le vere mamme! No, questi uomini sono i veri padri! (…) Mamme, papà, bambini, medici (in particolare il prof. Giuseppe Noia) protagonisti di queste pagine: i vostri nomi sono scritti nell’archivio di Dio e nessuno potrà mai far sbiadire la memoria di ciò che avete fatto!”
L’Associazione Onlus La Quercia Millenaria, nelle persone di Sabrina Pietrangeli Paluzzi, Presidente, e suo marito Carlo Paluzzi, insieme al Vice-Presidente Prof. G. Noia, al Dott. M. Losito, Biologo, e al sottoscritto costituiamo il Direttivo dell’Associazione. Abbiamo la consapevolezza che c’è un terreno di frontiera e di servizio per la Nuova Evangelizzazione che interessa la cultura scientifica e la cultura della vita per la tutela della maternità e della vita nascente: coraggio, non dimentichiamo che la Chiesa ha la funzione di evangelizzare come il fuoco quella di ardere.

Per ogni approfondimento sul tema puoi visitare il sito www.laquerciamillenaria.org.

Diacono Silvestro Paluzzi


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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.