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LETTERA APERTA AL DOTTOR VERHAGEN
Inserito il 16 marzo 2008 alle 01:22:09 da Rita Gallegati.

LETTERA APERTA AL DOTTOR VERHAGEN



LETTERA APERTA AL DOTTOR VERHAGEN

Egregio dottor Verhagen, ho letto un’intervista da lei concessa a proposito del Protocollo sulla dolce morte dei bambini e sono rimasta sconcertata.
Stefi aveva 18 mesi quando è stata presa tra le braccia la prima volta ed è entrata a far parte della nostra famiglia.
Sindrome di Charge, mi venne detto. Vivrà pochi mesi, stia tranquilla. E lì ho capito che le statistiche hanno un senso, un fondo di verità, un’analisi eccellente. Ma alle statistiche manca un fattore: la carezza. E, mi creda, non è dei più banali. Non so perché non viene inclusa nei trattati e sfugge a tutti. Forse perché i trattati non sono scritti dalle mamme.
La mia bambina aveva un moncherino solo e non parlava, non camminava. Ma sorrideva quando la stringevi forte forte.
Operata più e più volte, rideva al suono della musica e noi con lei ridevamo per la sua e nostra felicità!
A 14 anni, una sera d’autunno, se n’è andata. Senza un rumore, senza un sussurro. In silenzio. E il dolore è stato grande!
Lei dice: sono tre i gruppi di bimbi che devono morire. Lei non vuole parlare di uccisione, termine secondo lei troppo forte, ma di “termination”, più soft.
Sa, noi mamme non abbiamo le finezze filologiche, il fatto che lo chiami gatto o lo chiami micio, cambia di poco, è pur sempre un animale che fa miao! E poi, scusi, mi rimane oscuro un passaggio: dobbiamo usare termini leggiadri per parlare di massacro?
Alessandra era priva di cervello, se non un piccolo residuo di cervelletto. Alessandra era cieca, non parlava né camminava. Ma rideva quando aprivi la finestra ed entrava il sole. Alessandra era felice quando il fratellino si accoccolava accanto a lei e le leggeva le favole e contrattava le pagine da leggere. Alessandra ci fu donata sull’altare il giorno delle nozze e nessun regalo ci rese più felici! Abbandonata in un letto d’Ospedale ci ha donato giorni di gioia. E quando il cielo è sceso a riprendersela ha regalato gli occhi a 2 bambini, e lei che non aveva mai visto la luce, ha regalato luce. Pezzi di ricambio? No, elemento mancante della statistica.
Lei dice che “è bellissimo” quando finalmente il bambino è stato ucciso e per la prima volta è rilassato e “tutti provano liberazione nella stanza”.
Mi scusi tanto, dottore, ma non è che noi non sappiamo dargli un senso, ed allora ci appare liberante il poter evitare e nascondere il dolore?
I nostri bimbi, quando stanno tra le braccia, immersi nel fattore incognita, pur con le gambe rattrappite e la bava alla bocca, con le mani deformate e la testa ciondolante, sono conduttori di vita e di speranza. Mi creda! Quanti giovani, accanto ai nostri bimbi appartenenti al terzo gruppo, ritrovano un perché e guariscono da tante ferite.
Anche Maria, sa, aveva la carne che cadeva a brandelli. E si infettava. Proprio come la bimba che lei ha ammazzato. Aveva 15 Maria quando è entrata nella casa famiglia laggiù in Brasile.
Ed il papà della casa famiglia la portava al ristorante, a comprare il vestitino ed il berretto rosa. E parlava di Maria come della figlia prediletta, amata e coccolata, viziata e preferita. E quando, a 25 anni, non aveva più carne per rimanere qui, all’ospedale ha aspettato che lui tornasse da un lungo viaggio. E si sono accarezzati una volta ancora.
Caro dottore, lei dice di provare compassione. La compassione (mi scusi, ma noi mamme siamo più capaci di farle certe cose che di spiegarle) è patire assieme, soffrire con.
E noi mamme, mi creda, soffriamo con i nostri bimbi: deformi, malati, handicappati gravi. Ma le assicuro che non è vero, a nostro avviso, quanto lei dice: “l’eutanasia è paragonabile all’autodifesa verso chi vuole ucciderti”. Mi creda, i nostri bimbi regalano la vita; e non ci sentiamo certo minacciate.
Saremmo molto lieti se lei venisse a conoscere i bimbi accolti nelle nostre case famiglia da anni e anni, i nostri figli rigenerati nell’amore. Mi creda, toccherebbe con mano che il fattore mancante della statistica fa miracoli!

RITA GALLEGATI
MAMMA DI UNA CASA FAMIGLIA
COMUNITA' PAPA GIOVANNI XXIII

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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.