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Diagnosi in gravidanza: quando la donna resta sola
Inserito il 06 giugno 2008 alle 14:12:35 da Andrea Galli.

Diagnosi in gravidanza: quando la donna resta sola

Intervista a Giorgio Vittori, Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, che commenta positivamente il nostro documento "Accesso consapevole alla diagnosi prenatale (Avvenire, "E' Vita" on line del 05 giugno 2008)

di Andrea Galli

Integrare sempre le diagnosi prenatali con una fase «pre» e una «post-diagnostica», perché tale tecnica «non è eticamente neutra: come tutti gli atti umani è una scelta, e le scelte richiedono una reale conoscenza dei dati e implicano una responsabilità». Ovvero «l’autonomia delle donne nelle decisioni sulla loro gravidanza può essere seriamente compromessa da un uso routinario (dunque una "non scelta") della diagnosi genetica prenatale, che spesso proviene da una pressione sociale per non far mettere al mondo figli con anomalie genetiche». È questa la richiesta esposta nel documento Accesso consapevole alla diagnosi genetica prenatale, firmato a fine maggio da un gruppo di ginecologi, neonatologi e bioeticisti e sottoscritto da numerosi loro colleghi. Su questa denuncia pubblica ora interviene anche Giorgio Vittori, presidente della Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia che riunisce i professionisti del settore.

Professore, condivide la richiesta di un approccio multidisciplinare a queste tecniche?

«Certo. Noi ginecologi dobbiamo prenderci cura – nel senso più pieno dell’espressione – delle donne che a noi si rivolgono. E dobbiamo riconoscere che la nostra preparazione di fronte a certe situazioni problematiche può non essere sufficiente, perché magari per una consulenza corretta si rendono necessarie anche figure specialistiche, come quelle del genetista, dell’ematologo, del pediatra oppure del neonatologo. Bisogna pensare e operare in questa direzione».

Esiste anche per lei, come per gli estensori della lettera aperta, un problema di informazione adeguata prima di ricorrere alla diagnosi genetica prenatale?

«Oggi siamo pressati da un tempo visto automaticamente come denaro. Per essere chiaro, se il direttore generale dell’ospedale dove lavoro mi assegna dieci minuti come tempo di un colloquio in gravidanza – dieci minuti, e se ne faccio undici scatta una forma di penalizzazione – è chiaro che la qualità della comunicazione tenderà a essere bassa: cosa posso comunicare in un lasso di tempo così ristretto? Per rispondere alla sua domanda: le posso dire che la qualità dell’informazione che viene data alle coppie che chiedono una consulenza per una diagnosi prenatale è mediamente imprevedibile».

Il che non è molto confortante...

«Vede, il tipo di informazioni che le sto passando in questo momento, nel quale fra l’altro c’è un clima di rispetto fra gli interlocutori, le richiederà comunque una riflessione prima di mettere nero su bianco quanto vado dicendole. Insomma, una serie di azioni e di revisioni che non si esauriscono in cinque minuti».

Per cui, lei afferma, se questo vale per un articolo, tanto più se c’è di mezzo una gravidanza, una nuova vita...

«Ovviamente. Senza contare lo stato in cui si trova una donna che arriva a 37-38 anni e desidera disperatamente concepire, perché capisce che le rimangono pochissime occasioni. In quel momento sulla lucida organizzazione e pianificazione familiare prevale l’ansia, a volte la disperazione, quasi il terrore. Per questo certe informazioni dovrebbero arrivare alla donna o alla coppia non solo in modo disteso e articolato, ma molto prima della scelta stessa del concepimento, per maturare un orientamento nel tempo».

Pensa che le associazioni dei familiari con malattie genetiche possano svolgere un ruolo utile?

«Sì, come punto di riferimento per una donna che di fronte a certe diagnosi si sente assolutamente sola. Anche se non è da sottovalutare un problema annesso: quali associazioni scegliere, come coordinarle e far sì che entrino in rete fra loro».

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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.