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"E' Vita" - Avvenire del 10 dicembre 2009
Inserito il 12 dicembre 2009 alle 10:25:03 da Emanuela Vinai.

"E' Vita" - Avvenire del 10 dicembre 2009

INTERVISTA AL PROF. GIUSEPPE NOIA

In un tempo in cui si assiste ad una sorta di "schizofrenia culturale" per la quale l'autodeterminazione assoluta si scontra - e ha spesso la meglio - con i diritti del più piccolo tra gli esseri umani, l'embrione, è opportuno cercare di mettere dei "punti fermi". Non solo per porre un freno alla deriva antropologica in atto, che banalizza azioni e soprattutto scelte da cui poi non si può più tornare indietro, ma anche per fare chiarezza e costruire ponti di condivisione, ripercorrendo la nostra antropologia di riferimento e cercando risposte a domande che interrgano il nostro stesso essere umani. Ne abbiamo parlato con il professor Giuseppe Noia, ginecologo, neo presidente dell'Aigoc (l'Associazione dei ginecologi i ispirazione cristiana) e responsabile del centro diagnosi e terapia fetale presso il Policlinico Gemelli di Roma.

Il sempre più diffuso utilizzo dei mezzi diagnostici in gravidanza ha portato a due forme di estremismo egualmente diffuso: da un lato l'ossessione del "figlio perfetto", dall'altro la "demonizzazzione" della diagnosi prenatale perchè considerata come strumento di eugenetica. Quale è il suo pensiero e quali le soluzioni per disinnescare queste due pericolose derive?

"Il discernimento etico ci aiuta a non avere paura della scienza o delle conoscenze e tecnologie che sono applicate al prenatale. Oggi possiamo chiederci: "Chi ha paura di Galileo? Chi ha paura della scienza?". Non abbiamo paura della scienza, ma abbiamo paura di "come" viene usato Galilieo, di "come" viene usata la scienza! Un "coltello" (per esempio la diagnosi prenatale) può essere usato sia per uccidere una persona, sia per tagliare un pezzo di pane e condividerlo con chi non ce l'ha.
Stessa conoscenza usata in due modi completamente opposti nei confronti della persona umana. Una buona etica ci aiuta a fare una buona scienza".

La diagnosi prenatale cnsente di intervenire con successo in casi che una medicina deresponsablizzante ha dato per persi. Ritiene possibile e auspicabile che venga fatta una formazione specifica ai medici di famiglia o ai ginecologi, che così saprebbero indirizzare o consigliare in maniera più precisa le donne? Oppure parlarne in maniera divulgativa, ma non per questo meno rigorosa, per esempio, nei corsi per fidanzati?

"Ritengo non solo possibile, fattibile a auspicabile, ma doverosa e ineludibile una formazione dei medici di famiglia e dei ginecologi e anche nei corsi per fidanzati, modulandola, ovviamente, in base al grado di cultura e preparazione scientifica. L'emergenza educativa deve avere un obiettivo metodologico: aiutare il passaggio che porti dalla informazione alla conoscenza."

Oggi è in atto una vera e propria "aggressione alla maternità": RU486, pillola del giorno dopo, autodeterminazione assoluta. Nella sua esperienza di ginecologo e neonatologo, dove è necessario agire per contrastare questa deriva antropologica?

"Questo è un punto molto importante: la formazione non può essere solo tecnica, ma per attuare il passaggio dall'informaizone alla conoscenza c'è bisogno di far capire la rivoluzione antropologica che si sta attuando negli ultimi decenni sul significato stesso di persona umana, sulla sua dignità e sulla sua verità ontologica. C'è bisogno quindi di educare il cuore con le ragioni della ragione scientifica, filosofica, giuridica e antropologica, poichè gli occhi del corpo non riescono più a vedere "oltre". La medicina non è onnipotente e, dove non può la cura, c'è l'accompagnamento".

In questo senso l'esperienza della "Quercia Millenaria" fa scuola.

"Si. La Quercia Millenaria, associazione di famiglie che accompagnano feti terminali - feti, cioè, che sin dal terzo, quarto mese, sono conosciuti per essere destinati a morire dopo la nascita - dimostra che il cuore di queste madri, "educato" da questo abbraccio di sofferenza per i loro figli, vede "oltre" la malformazione grave, vede la realtà di un figlio malato gravemente, vede che si può amare sempre e nella più piena gratuità, portandosi nel cuore il ricordo perenne di aver dato vita e amore fino alla fine. Le loro storie esprimono la "storia" meravigliosa e unica della simbiosi tra madre e figlio, simbiosi biologica e spirituale di due esistenze intrecciate e libere contemporaneamente che, come dice Hannah Arendt, anche se devono morire, come tutti gli esseri umani, vengono al mondo però "non per morire, ma per incominciare".

Educare alla procreazione: l'impegno dei ginecologi di ispirazione cristiana.
"Il rispetto per la sessualità umana e per la procreazione sono elemento costitutivo e parte integrante del rispetto della dignità umana in generale e richiedono che si osservino dei limiti etici per proteggerne l'integrità". Queste le prime righe dello Statuto dell'AIGOC, la neonata associazione che riunisce i ginecologi e gli ostetrici di ispirazione cristiana.
Preambolo impegnativo ma necessario in questa fase storica e sociale in cui ai professionisti della sanità e, in particolare ai ginecologi e agli ostetrici, è richiesto un surplus di cautela e di discernimento.
Tale impegno deriva dala considerazione che gli attacchi al valore della vita si stanno concentrando sulla fase del concepimento e della vita prentale e ne sono traccia evidente il recente dibattito sulla RU486, le discussioni sulla pillola del giorno dopo, la continua offensiva che mira alla destabilizzazione della Legge 40. L'AIGOC non si colloca come alternativa all'AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani), ma opera inpiena sintonia con questa, operando attivamente attraverso strumenti e competenze che le consentono di inserirsi a pieno titolo nel dibattito culturale sulla difesa della vita nascente. (info:ufficiostampa.aigoc@libero.it o al numero 392-1140128)


La versione originale a questo link:
http://www.medicinaepersona.org/resources/articolo/N1257d42ef6ef7d195cb/N1257d42ef6ef7d195cb/11-rispettare_la_vita.pdf

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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.