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INTERVISTA AL DIRETTIVO DE LA QUERCIA MILLENARIA ONLUS
Inserito il 05 giugno 2010 alle 14:12:01 da staff.

INTERVISTA AL DIRETTIVO DE LA QUERCIA MILLENARIA ONLUS

INTERVISTA AL DIRETTIVO DE LA QUERCIA MILLENARIA

Professor Noia, un convegno sul counselling… come mai?

Sul counselling si gioca il destino di tanti bambini. Il counselling tratta di come viene presentata la situazione reale da un punto di vista rigorosamente scientifico, della condizione effettiva di un bambino in utero; molto spesso, la paura o l’ignoranza di tanti che non conoscono realmente le storie naturali delle patologie fetali, generano da parte degli operatori l’amplificazione di un fatto che sembra essere, ed invece non è realmente; in questo senso, il contenimento del dubbio diagnostico, diventa essenziale per evitare alla donna e alle famiglie, la pratica devastante dell’aborto.

L’argomento del “counselling”, gode della giusta importanza in ambiente medico?

Questa domanda è di grande attualità, perché il momento del counselling riveste per molti operatori medici, per molti ginecologi ed ecografisti, non solo una valenza di ordine clinico, ma anche una valenza di ordine medico-legale. E purtroppo il counselling, come dicevamo prima, non viene effettuato né riconosciuto nella sua estrema importanza; viene spesso fatto in maniera direttiva, cioè quasi a costringere le scelte delle donne. C’è quel bellissimo libro “Nascite ribelli”, di una autrice americana, che dimostra come nella società statunitense, i medici quasi costringevano le donne a scegliere l’interruzione, dimenticando che il counselling è un momento medico assolutamente “neutro”. Poi interviene l’aspetto del destino di quel bambino… noi non possiamo essere neutri dinanzi al destino del bambino, ma neutri nel senso di “oggettivi” e “scientificamente rigorosi” su quello che realmente è la storia naturale di quelle patologie. In questo modo il bambino viene assolutamente considerato.

Possiamo affermare quindi, che la capacità di fare counselling, deve viaggiare di pari passo con il saper usare la tecnica?

Io direi che deve viaggiare di pari passo non solo con il saper usare la tecnica, ma anche sviluppando una medicina condivisa. Perché una volta che noi, in maniera oggettiva abbiamo descritto le reali condizioni del bambino, dobbiamo anche far subentrare una certa empatia. La neutralità non deve essere confusa con la completa passività dinanzi al destino di quel bambino. Il nostro compito è dire ad esempio: “Guarda, lì c’é un burrone e sicuramente se ci vai ti fai male”… questa è la oggettività del fatto. Poi la donna dice che vuole andarci, e a quel punto interviene l’empatia, la condivisione, e si parla meglio con la donna per farle capire. Questo fa parte del counselling: non solo individuare i problemi del bambino, ma anche farsi carico delle paure, delle difficoltà della donna e della coppia.

Perché, secondo lei, oggi il ricorso all’aborto in caso di malformazioni è così frequente?

Perché viviamo in una società dove il senso del dolore e del sacrificio non deve assolutamente esistere. Il concetto che si vive oggi di sollievo del dolore, è accettato parzialmente. Oggi si tende ad annullare la sofferenza, e si sbaglia doppiamente, primo perché non si può “eliminare la sofferenza, eliminando il sofferente” e secondo perchè la sofferenza può essere lenìta, ma non eliminata dalla vita degli uomini. Si dà alla scienza una capacità che la scienza non ha. Con la capacità del cuore, invece, si condivide la sofferenza degli altri, si aiuta a lenire e spesso a guarire.

Il suo impegno con La Quercia Millenaria… ce ne vuole parlare?

Più che un impegno è stato un dono e come tale, viene da Dio. Noi possiamo solo ringraziare, perché questa realtà ci fa crescere tutti e ci fa mettere in condizione di rendere utile il sapere umano, la scienza umana che diventa servizio. Credo che nessun prestigiatore più di Dio, avrebbe potuto inventarsi questo modo di aiutare noi medici facendoci confrontare con la sofferenza e la eroicità di queste famiglie. Noi siamo dono per loro e loro per noi… e la Quercia Celeste è dono per tutti! (la Quercia Celeste è il gruppo di bimbi che sono tornati in cielo, ndr).

Nel libro “Il figlio terminale” (NOVA MILLENNIUM ROMAE 2007, IF PRESS 2010) le coppie che sono state accompagnate da lei nel percorso di accoglienza di un figlio terminale, raccontano la loro storia. Cosa hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi per lei, queste famiglie?

Rappresentano quello che nel vecchio testamento era lo “Shemà Israel”. Rappresentano la testimonianza storica vivente, di come una professione anche fatta con molta onestà e con molto impegno, fa il salto di qualità e diventa servizio ai più poveri tra i poveri. Raccoglie ciò che di meglio ci può essere per fare il medico, cioè di servire proprio le persone che più hanno bisogno, i più poveri tra i poveri, come li chiamava Madre Teresa, sono anche i bambini terminali. E al massimo della povertà, si deve rispondere con il massimo dell’amore.

Sappiamo della recente formazione della AIGOC. Perché una associazione di ginecologi e ostetrici cattolici?

Perché i problemi legati alla vita nascente, all’affettività e alla sessualità sono diventati, negli ultimi trent’anni non solo morali ma sociali; e chi, più dei medici cattolici, si deve acculturare e confrontare con queste problematiche, non tralasciando di rispondere in maniera esperienziale a queste richieste? La nascita di una associazione è utile allora, per far sentire culturalmente l’interesse sul confronto che c’è su questi temi cosi importanti, in modo che non i singoli ma una intera associazione di medici si muova su tematiche culturali.
Tutto ciò per dimostrare alla società che questo non è un fondamentalismo di tipo cattolico, che la scienza può venire incontro all’individuo, facendo riscoprire anche a colleghi che c’è un altro modo di affrontare questi argomenti.

Sentiamo ora la presidente de La Quercia Millenaria, Sabrina Pietrangeli. Che importanza riveste per lei la possibilità di parlare al mondo medico?

Direi una importanza fondamentale. Non a caso, la difficoltà più grande che incontrano oggi le famiglie nel corso di una diagnosi prenatale è proprio il linguaggio errato degli operatori sanitari e la mancanza di delicatezza, unita molto spesso, purtroppo, ad una grande superficialità nell’esporre un problema legato al bambino atteso. La carenza di informazioni sulle reali possibilità di cura di un bambino con problemi, a volte per mancanza di conoscenza, altre volte per non “dirottare” i genitori in altri Centri… questo è contrario al primo dovere di un medico, che è prendersi cura del malato.

E come pensate di risolvere questo divario?

Certo non incentivando denunce o rappresaglie, come oggi si tende a fare. Negli ultimi anni si è creato un vero strappo nel rapporto tra ginecologi e famiglie, non si sente altro che diagnosi sbagliate, e cose del genere. La Quercia Millenaria si sta delicatamente inserendo come “ponte” tra medici e famiglie. Una sorta di mediazione che, se da una parte, vuole tranquillizzare i genitori con un counselling corretto e una iniezione di fiducia sul come portare avanti una gravidanza particolare, dall’altra fa conoscere agli operatori sanitari il mondo fragile e delicato dei sogni e delle proiezioni di una mamma in attesa, e delle ansie di una famiglia alle prese con un problema. E’ sicuramente un lavoro lungo, che richiederà anni, ma siamo qui per questo!

Dove trovano la forza, le vostre famiglie, nell’accogliere un figlio destinato a morte certa?

Intanto debbo dire che “morte certa” e “feto terminale”, sebbene esprimano in modo chiaro la evidente problematica del bambino, sono terminologie che sappiamo non essere sempre delle sentenze di morte. Ne abbiamo collezionati di “fatti inspiegabili” che hanno cambiato la storia naturale di un bambino, per poter affermare questo! Proprio la nostra associazione nasce dalla storia di un bambino portatore di quello che sulla cartella clinica è stato descritto come “risoluzione naturale” ma che è un inspiegabile “risoluzione miracolosa”, pur se non senza conseguenze. A parte questo, i piccoli che nel momento della diagnosi sembrano essere realmente destinati a non avere vita fuori dal grembo materno, sono per i genitori un dono stupendo comunque. Il loro modo di accompagnare questi bambini è intriso sì di sofferenza, ma mai di disperazione. Il rifiuto di questi figli avrebbe scatenato l’aborto sin dal momento della diagnosi: così non è stato, e quindi l’accompagnamento, anche fino alla morte stessa, risulta possibile perché condito di amore e accettazione, animato dalla convinzione che dietro quella vita apparentemente inutile e senza futuro, si nasconda un progetto di amore che verrà rivelato nel tempo. E normalmente, il tempo dà ragione a queste famiglie… altrimenti non avremmo totalizzato 32 testimonianze in due soli libri, e altre ne arrivano in continuazione, alcune delle quali pubblicate regolarmente sul nostro sito.

Quindi c’è un altro libro in programma, dopo “Il figlio terminale”.

Si. Per correttezza debbo spiegare che il grande lancio che stiamo facendo de “Il Figlio Terminale”, è in corso perché questa riedizione si è arricchita di moltissimi inediti, che altro non sono che le prosecuzioni di quasi tutte le testimonianze contenute nel libro. Per il resto, non ci sono stati altri cambiamenti, a parte il nuovo editore. “Il figlio terminale” infatti, fu pubblicato nel gennaio del 2007 e subito nell’aprile dello stesso anno ci fu una ristampa da parte della NOVA MILLENNIUM ROMAE, per un totale di 5000 volumi venduti in soli tre anni e per lo più distribuiti dall’associazione stessa. Il nuovo editore, IF PRESS, ha messo in grande risalto quel piccolo volumetto volendo ampliarne la forma e il contenuto, e quello che è venuto fuori è un piccolo gioiello, piccolo solo apparentemente, ma noi sappiamo bene a quante persone ha cambiato la vita!
Il volume di prossima pubblicazione “La terapia dell’accoglienza”, oltre alla sua valenza testimoniale (ci sono altri 14 racconti di genitori all’interno, ndr), ha anche una inestimabile valenza scientifica ed etica. Al suo interno infatti, si alternano relazioni che parlano di counselling e tecniche di diagnosi prenatale, di come viene affrontato il lutto in termini psicologici da parte dei genitori, di come il bambino con handicap vive la sua condizione in seno alla famiglia e dinanzi alla società, di quale peso oggi parole come “handifobia” e “sindrome del feto perfetto” siano lo specchio di questa società edonista in cui viviamo, e soprattutto di come i mass-media tendano a mistificare la realtà di temi come l’aborto, l’eutanasia e l’handicap in generale. E’ insomma un trattato che desidera cambiare la cultura imperante, quella della perfezione a tutti i costi.
All’interno del libro c’è anche una riflessione di Carlo Casini, presidente nazionale del Movimento per la Vita Italiano, da sempre silenzioso ma ammirato spettatore della nostra attività.

Cosa si auspica per il futuro della Quercia?

Il grande auspicio è quello di poter lasciare un solco su questa terra, un cambiamento di mentalità, soprattutto. Quello che in 30 anni di legge 194 è divenuto un genocidio di massa, un abominio terribile, può e deve essere totalmente ribaltato in un sano, concreto rispetto per la vita. E’ un lavoro duro, ma noi vogliamo esserci.

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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.