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"Pronto? Sono una donna incinta..." e poi, le lacrime.
Inserito il 25 gennaio 2017 alle 08:52:42 da Sabrina Pietrangeli .

"Proto? Sono una donna incinta..." e poi, le lacrime.

ogni volta che vedi un numero nuovo, ogni volta non sai con chi andrai a parlare, uomo o donna, una mamma, un papà? La sorella di una gestante, una amica?, il sacerdote, un medico dinanzi ad una mamma in preda al panico?

Non sai, ma accade. Il contatto, ogni giorno uno, più di uno, a volte tanti, troppi. Voci piene di ansia, e in oltre undici anni di contatti continui, sapresti già immaginarti il volto di quella voce, i lineamenti contratti, rosi dal dubbio, dalla paura. Dal rovesciamento completo di un sogno pieno di gioia, divenuto improvvisamente gorgo di angoscia.

Domande, tante, troppe, alcune delle quali dovranno attendere la risposta di un medico preciso, ad altre puoi dare risposte subito. Puoi soprattutto lavorare su quell’enorme carico di ansia che spinge molte volte le donne, le madri, e spesso i padri a prendere decisioni che mai avrebbero pensato di prendere. “Sa, io sono credente, sono sempre stata contraria all’aborto, ma dinanzi a questo...”. Dinanzi al baratro, alla paura cieca, alla spinta spesso medica, a volte sociale o addirittura familiare: “metterete al mondo un infelice”, “vi rovinerete la vita”, “starete sempre dentro a un ospedale”, “sarà un vegetale”... dinanzi a tali spinte, non si va a fondo, non si cercano altre risposte, ci si ferma a quel sipario dilaniante, alla “prima impressione”, alla “prima diagnosi”. Tanto è bastata ad infrangere il sogno di un bambino perfetto, il proprio bambino, atteso con amore.

Il grande lavoro è tutto lì... fronteggiare quella voce angosciata, spesso rotta dal pianto a volte soffocato, sommesso, a volte liberatorio in mezzo a dei singhiozzi “mi scusi... mi scusi... non ce la faccio”. Da donna a donna, da madre a madre, da madre che quel gorgo l’ha vissuto, come non sciogliersi nell’amore accogliente, che guida, che vuole consolare, alleviare, sollevare, indirizzare, aiutare in modo concreto?

L’ascolto empatico, l’accoglienza anche di frasi sconnesse, di difese innescate contro quel figlio, divenuto improvvisamente mostro e nemico, la comprensione di quanto possa essere naturale, l’assenza di giudizio, la delicata mediazione per aiutare questa creatura-madre a riappropriarsi in modo protettivo della creatura-figlio. Di rimetterlo dentro, nella pancia, già mentalmente sfrattato, già distante e lontano, diverso dal sogno. Aiutarla a non averne paura, a sentirlo nuovamente suo, a desiderare di proteggerlo e amarlo, e difenderlo da tutto e tutti.

Poi, qualche ora o giorno di attesa e l’incontro vero e proprio in uno scenario diverso... il luogo medico, dove una visita e una consulenza faranno chiarezza. Loro col carico emotivo di chi spera e ha paura di sperare; loro ti riconoscono subito... per te sono voci alle quali dare un volto, ma loro hanno fatto ricerche, hanno divorato pagine di sito, social, e tutto quanto possibile per dare un volto a chi solo per un momento le ha fatte sentire figlie abbracciate, le ha fatte sentire Madri nonostante loro si sentissero così sbagliate. Tu per loro sei già volto conosciuto e si sciolgono nel sorriso e nell’abbraccio, e spesso piangono sfinite dall’attesa.

Da lì tutto ha inizio. Non sai mai quanto potrà durare. Lo spazio di una visita? Le vedrai sparire, inghiottite da una decisione che non vorresti mai sentire?, oppure sarà solo l’inizio di tanti incontri futuri, in cui la loro pancia diventerà ponte di amicizia e fratellanza? Il loro bambino sarà il volto di un nuovo essere umano che avrai il privilegio di conoscere, lo vedrai battezzato, lo vedrai guarito?, lo accompagnerai fino al cielo? Non lo sai... tutto inizia dallo squillo del telefono, e da quello squillo si aprirà un nuovo squarcio di vita misterioso, straordinario, eterno.

* Sabrina Pietrangeli Paluzzi
Articolo originale: http://sabrinapietrangeli.blogspot.it/2016/12/pronto-sono-una-donna-incinta-e-poi-le.html

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