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INFEZIONI DELLE VIE URINARIE
Inserito il 08 aprile 2006 alle 03:10:44 da Dal Web.

infezioni delle vie urinarie

Le infezioni delle vie urinarie sono una patologia comune nel bambino, tuttavia è richiesta una particolare attenzione nella cura in modo da evitare lo sviluppo di cicatrici renali o di mancata crescita del rene specie nei piccoli di età inferiore ai 4 anni.



Come si dividono le infezioni delle vie urinarie?

Batteriuria asintomatica: è una condizione benigna, caratterizzata dalla presenza di batteri a bassa virulenza e dalla assenza di sintomi. Si ritrova in caso di esami delle urine o urinocolture occasionali. Non richiede trattamento, fatta eccezione per i soggetti immunodepresse (portatori di trapianto renale, diabetici, ecc.).

Infezione urinaria bassa sintomatica o cistite acuta: può essere favorita da fattori locali (infezioni vaginali e del prepuzio, fimosi, sinechie delle piccole labbra, ecc.). La febbre è poco frequente e generalmente inferiore a 38°, mentre prevalgono i disturbi minzionali. Nel lattante la sintomatologia è in genere aspecifica. A volte, può essere presente sangue belle urine (macroematuria) alla fine della minzione, anche con coaguli. Gli indici di flogosi (infiammazione), VES e PCR sono di solito normali o solo lievemente alterati. All’ecografia è a volte rilevabile un aumento di spessore della parete vescicole. E’ più frequente nelle femmine in età prescolare.

Infezioni urinarie basse ricorrenti: sono più frequenti nelle femmine in età scolare e sono spesso associate a disfunzioni vescicali e dello sfintere uretrale esterno. Nel 30-40% dei casi si associano a reflusso vescico-ureterale, di solito di grado lieve. E’ frequente anche la concomitanza con vulvo-vaginiti, sinechie delle piccole labbra, fimosi, ossiuriasi e stipsi. Si avvalgono, oltre che di un trattamento specifico antibatterico, della rieducazione menzionale e di farmaci regolatori della muscolatura vescicole.

Infezione urinaria alta o pielonefrite acuta (PNA): caratterizzata generalmente da febbre elevata, spesso con brivido, e talvolta dolore lombare o addominale, è spesso associata ad una malformazione delle vie urinarie (nel 40% dei casi a reflusso vescico-ureterale) e/o a disfunzioni vescico-sfinteriali. La diagnosi, spesso difficile e sostanzialmente clinica, deve essere tempestiva per evitare il danno parenchimale iniziando il trattamento subito dopo l’esecuzione dell’urinocoltura.



Quanto è frequente il problema?

Le infezioni delle vie urinarie (IVU) rappresentano le infezioni più frequenti in età pediatrica dopo quelle delle vie aeree. La loro incidenza nei bambini che si presentano al Pronto Soccorso con febbre superiore a 38,5° è del 7,5%. Il rischio di IVU sotto gli 11 anni di età è maggiore nelle femmine rispetto ai maschi: 3% contro 1,1%. Nei neonati è il contrario: 7% nei maschi e il 2,8% nelle femmine. Questa differenza è dovuta a maggiore facilità di infezione nella femmina per la vicinanza del retto all’uretra, e maggiore frequenza di malformazioni delle vie urinarie nel neonato maschio.



Quale è la causa?

Le infezioni urinarie sono frequentemente dovute a batteri. Molto più rare sono le forme virali (cistite emorragica da adenovirus) e quelle da funghi.



Quali sono i sintomi?

Nel lattante, vanno sospettate anche in presenza di sintomi aspecifici come febbre, disturbi gastroenterici, irritabilità, anoressia, scarso accrescimento ponderale, pianto durante la minzione, urine maleodoranti, arrossamento all’interno delle cosce e ittero (in particolare nel neonato). Nei bambini più grandi prevalgono invece, i disturbi mentre urinano (disturbi minzionali), quali necessità di effettuare minzioni di piccola quantità e frequenti, bruciore o dolore durante la minzione, incontinenza, oltre a dolori in sede lombare e/o sovrapubica.



Cosa fare?

Quando si presentano i sintomi descritti sopra, bisogna rivolgersi al medico.



Come vengono diagnosticate?

La diagnosi di certezza si fonda sulla dimostrazione della positività dell’urinocoltura. L’urinocoltura in associazione con l’esame completo delle urine va sempre effettuata prima di iniziare la terapia antibiotica, poiché anche un’unica dose di antibiotico può rendere sterili le urine. Se non si vuole ottenere una urinocoltura falsamente positiva, occorre seguire criteri precisi per il prelievo tramite “mitto-intermedio”, e la raccolta della urine. Per distinguere le infezioni alte da quelle basse, l’esame delle urine e l’urinocoltura non sono sufficienti. La positività degli indici di flogosi (VES > 25 mm 1^ ora; PCR > 2 mg/dl) può suggerire un’infezione alta.



Quali esami strumentali effettuare?

L’ecografia renale è un esame che viene generalmente effettuato dopo ogni infezione urinaria, in particolare nelle infezioni alte e nel bambino più piccolo. La cistografia è invece riservata alle infezioni urinarie alte, per escludere la presenza di un reflusso vescico-ureterale. Successivamente, in caso di infezioni alte, può essere eseguita una scintigrafia renale statica (DMSA) che è in grado di valutare gli eventuali esiti a distanza.



Quale è il trattamento?

Per le infezioni delle basse vie urinarie, consiste generalmente, in un breve ciclo (3-5 giorni) di terapia antibatterica per via orale. La durata ottimale del trattamento non è stata ancora ben definita, anche se un ciclo breve assicura una riduzione di costi, effetti collaterali, alterazioni della flora batterica intestinale e rischio di antibiotico-resistenza.

Per le infezioni delle alte vie urinarie, il trattamento della pielonefrite acuta va iniziato precocemente, poiché, se tempestivo (entro 48-72 ore dall’esordio dell’infezione), può prevenire danni al rene. La terapia va iniziata subito dopo aver raccolta l’urina per l’urinocoltura, infatti, iniziare la terapia antibiotica prima di aver raccolto l’urina, impedisce, nella maggior parte dei casi, di identificare il germe responsabile dell’infezione e, più in generale, di confermare il sospetto diagnostico. Il trattamento, ospedaliero o domiciliare, dipende dall’età del bambino e dalle sue condizioni generali. Il ricovero è consigliabile per i bambini più piccoli, in presenza di segni sistemici di infezione (febbre elevata, vomito persistente, segni di disidratazione, ecc.). In questi pazienti è indispensabile un antibiotico per via endovenosa o intramuscolare e l’applicazione di una fleboclisi. La terapia, da protrarsi per almeno 10 giorni, va seguita da una profilassi antibatterica nei pazienti di età inferiore a 5 anni, a maggior rischio di danno parenchimale.



Quali sono i rischi?

Le IVU sintomatiche del bambino possono mostrare tendenza a recidivare, in particolare in caso di malformazioni delle vie urinarie e/o alterazioni vescico-sfinteriche. In questi casi sono necessari periodi, anche lunghi, di profilassi antibatterica urinaria. Quest’ultima è indicata anche nei casi con reinfezioni e recidive, che occorrono in assenza di evidenti fattori di rischio. Vanno impiegati farmaci antimicrobici caratterizzati da efficacia verso la maggior parte dei germi patogeni, ridotti effetti collaterali e modesta possibilità di resistenza batterica. La profilassi con antibiotici offre le maggiori garanzie di un risultato efficace, soprattutto se associata alle basilari regole di igiene e ad un appropriato svuotamento vescicole. Va comunque estendendosi anche la terapia con i probiotici. Alcuni ceppi di lattobacilli selezionati sembrerebbero inoltre efficaci nella prevenzione dalle infezioni sia perché costituiscono una barriera all’ascensione dei germi capaci di provocare l’infezione delle vie urinarie, e anche per la loro capacità di produrre la crescita e l’adesione di germi antagonisti.



Come si esegue un prelievo “sterile” delle urine?

E’ di fondamentale importanza eseguire un prelievo delle urine senza “inquinare” il campione con germi della pelle. Pertanto il bambino/a va lavato con sapone e risciacquato bene nella zona genitale e, se non collabora, gli va applicato un sacchetto adesivo aspettando che urini. Il bambino che collabora va comunque lavato ed invitato ad urinare facendo attenzione a raccogliere nel contenitore sterile solo la seconda parte dell’urina emessa, meglio se al mattino. I campioni raccolti dovrebbero essere almeno due e andrebbero immediatamente portati al laboratorio per eseguire gli esami.


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nel nostro sito si parla di gravidanza patologica e cura del feto terminale. i nostri specialisti operano terapia fetale invasiva in gravidanza con patologie fetali; alcune patologie sono agenesia renale, ostruzione renale, displasia polmonare, agenesia polmonare ma anche anencefalia. ci troviamo di fronte a un feto con patologie oppure patologie materno fetali.E' importante il rapporto medico paziente specie con il chirurgo fetale. Al policlinico Gemelli, il prof. Noia,collabora presso centro per i feti terminali. Il nostro centro di aiuto con una rete di famiglie e una rete di specialisti - specialisti in chirurgia, pediatria, psicologia, sostegno della coppia- si occupano anche di aborto terapeutico, spina bifida, feto polimalformato e gravidanza patologica amniocentesi. Seguiamo casi di ipoplasia polmonare, displasia renale ed idronefrosi o anche idrope fetale, gozzo fetale, ernia diaframmatica, piede torto. E' importante diagnosi prenatale, un centro di neonatologia, di pediatria, e urologia, per seguire le malformazioni urinarie, le infezioni delle vie urinarie(nell'uretere, uretra, reni, vescica, in caso di rene displastico oppure ipertono vescicale o fimosi, ipospadia,ma anche di epispadia); altri problemi sono idrocefalia ma anche acrania o anencefalia.Casi frequenti di trap sequence, twin twin transfusion syndrome(detta anche ttt-s o trasfusione feto fetale) e cardiopatia fetale.